“Il rosa dell’ortofrutta” a cura della Dott.ssa Marika Romanazzi


Intervista a Francesca Lonigro dell’associazione nazionale “Le donne dell’ortofrutta”

Francesca, parlaci un po’ del tuo ingresso nell’azienda di famiglia

Io sono praticamente nata nell’azienda di famiglia perché mio padre mi ha sempre portata con lui in campagna, sin da bambina: in sintesi, sono sempre stata presente nell’azienda familiare. Poi, dall’età di 16/17 anni ho iniziato ad affiancarlo, specie nella stagione estiva. Ma questo è stato il primo momento in cui ho iniziato a interagire con mio padre, a ragionare con lui circa la visione aziendale e il futuro dell’azienda. Quando ho terminato il liceo, ho deciso di studiare marketing e comunicazione d’azienda all’università, con l’intento di ritornare nell’azienda di famiglia. In un primo momento, in realtà, mio padre aveva espresso disaccordo, anche perché si tratta di un settore che non dà alcun tipo di certezza: mi augurava qualcosa di diverso. Ma, avendomi lui stesso trasmesso una forte passione per questo lavoro, per me la scelta era già fatta: io volevo studiare, perché credo sia importantissima la formazione, per continuare a lavorare da lui. Riconosco a mio padre una grande intelligenza nell’avermi dato spazio: è stato proprio lui, in fin dei conti, quello che, in silenzio, mi ha dato grande spazio di crescita all’interno dell’azienda.

Di cosa si occupa la vostra azienda, nello specifico?

Commercializzazione di prodotti ortofrutticoli quali piselli, fichi e uva da tavola. L’uva da tavola rappresenta, come sono solita dire, il mio punto debole perché, trattandosi di una stagione molto lunga, a differenza delle altre colture che ho nominato, che ricopre quel periodo in cui ero particolarmente libera dalla scuola, riuscivo ad essere in azienda e a seguire tutte le fasi, fino ad appassionarmi maggiormente al prodotto.

E di cosa ti occupi tu in azienda?

Non mi occupo di contabilità, anche perché, scherzando, dico sempre che saremmo falliti dopo due giorni. Ora con mio padre siamo giunti ad un compromesso: lui si occupa della campagna e io del magazzino. Quindi, in sostanza, mi occupo di tutto quello che esce dal magazzino: dall’approvvigionamento delle materie prime, il confezionamento, lo stoccaggio, l’organizzazione di tutte quelle che sono le politiche che accompagnano tutti questi passaggi, fino ad arrivare alla distribuzione.

Qui al sud, purtroppo, siamo troppo abituati a considerare i numeri, come se i grandi numeri facessero la differenza. Certo, in fin dei conti, i numeri sono indispensabili per tutti però qui si tende a ragionare esclusivamente in base ai numeri, e quindi alla grandezza aziendale. Io, invece, ho sempre detto che non avrei mai voluto una grande azienda, piuttosto una chicca d’azienda perché amo gestire il lavoro in prima persona: io mi sveglio all’alba quando ci sono le produzioni, collaboro con i nostri collaboratori, e anche questo è stato difficile perché alcuni dei collaboratori accompagnano mio padre da 30 anni quasi, io ne ho 25 e mi hanno vista crescere, non è stato quindi facile farsi accettare anche da loro in qualità di figura di rappresentanza. Però, ad oggi, dico che, durante il momento del lavoro, si lavora ma in momenti ricreativi o nelle pause ho un bellissimo rapporto con tutti loro e tendo sempre a creare un ambiente tranquillo, perché credo sia la base per poter affrontare una giornata di lavoro alquanto impegnativa.

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