ZOOTECNIA: cos’è la dermatite nodulare contagiosa?

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Il settore zootecnico è piuttosto complesso e articolato. Sono molti i temi che vengono affrontati di recente in questo comparto: pensiamo, ad esempio, al benessere animale o alle patologie che insorgono all’interno dei bestiami e che rischiano di creare serie problematiche sia all’animale che all’allevatore.
In questo articolo cerchiamo di fare chiarezza circa una malattia arrivata da qualche tempo anche in Italia: la dermatite nodulare contagiosa, o Lumpy Skin Disease (LSD).
Ne abbiamo parlato con il dott. Daniele Tullio, veterinario responsabile del Servizio Veterinario di Area C (igiene e allevamento delle produzioni zootecniche) dell’area metropolitana di Bari, al quale abbiamo posto alcune domande.

Dott. Tullio, partiamo dal punto zero: cos’è la dermatite nodulare contagiosa?
La Lumpy Skin Disease è una malattia virale molto contagiosa tra le specie ospiti, cioè quelle a cui il virus si rivolge — in questo caso bovidi, quindi bovini e bufali. È di origine virale e costituisce un serio problema, prevalentemente di natura economica. La mortalità dei capi si mantiene piuttosto bassa, tra il 3 e il 5%, ma la morbilità incide fortemente sulle produzioni zootecniche, sia di latte che di carne, determinando gravi perdite economiche.

In che modo viene trasmesso il virus?
La malattia può trasmettersi per contatto diretto da animale malato ad animale sano, ma si tratta di una modalità più rara. Più frequentemente, il contagio avviene tramite vettori come zanzare, flebotomi, zecche o strumenti contaminati, come le siringhe. La trasmissione è di tipo passivo, cioè l’insetto è un mero veicolo del virus: non vi è, infatti — al contrario di altri casi — una moltiplicazione del virus all’interno dell’insetto vettore.
Ci tengo a specificare che il virus non può essere trasmesso all’uomo.

Come si manifesta la malattia?
Il virus è presente nel sangue e i sintomi compaiono in due modalità diverse, divise per fasi. Inizialmente, la malattia si manifesta con vomito, scialorrea (perdita di saliva), fotofobia, con forti congiuntiviti che possono portare alla cecità. Successivamente compaiono noduli su tutta la superficie corporea, ma in particolare su collo, cosce e groppa: da qui il nome della malattia.
Le formazioni nodulari, piene di virus, con la cronicizzazione della malattia possono esulcerarsi (cioè perdere materiale biologico), costituendo così una fonte diretta di contagio. I noduli poi, col tempo, cicatrizzano. Questa fase può durare anche un anno, al termine della quale l’animale riprende la sua produzione.
La problematica è che, durante questo lungo periodo, non vi è produzione né di latte né di carne, né tantomeno della pelle bovina, che utilizziamo frequentemente.

Quali sono le procedure da mettere in atto?
La malattia rientra nella lista A delle malattie trasmissibili. Dobbiamo considerare che, prima della comparsa dei primi focolai in Sardegna e Lombardia, il territorio italiano era completamente vergine rispetto a questa malattia. Le strategie attualmente in atto hanno lo scopo di bloccare la diffusione del virus attraverso la procedura dello stamping out, che prevede:

  • l’individuazione dei capi ammalati,
  • la soppressione sia degli animali malati sia di quelli che sono stati a stretto contatto con loro,
  • la distruzione delle carcasse.

Sono state istituite due tipologie di zone di restrizione:

  1. una zona di restrizione vera e propria, con un raggio di 20 km dal focolaio individuato;
  2. una zona di sorveglianza, con un raggio di 50 km.

In queste zone non si possono movimentare né gli animali né i mezzi che entrano in contatto con essi. È inoltre vietata la movimentazione dei prodotti derivati da animali presenti in zone a rischio e agli allevatori è fatto divieto di spostarsi in zone virus-esenti.
Il Ministero ha realizzato un manuale operativo che sta contribuendo a formare rapidamente tutti gli operatori della filiera.Sono previsti sovvenzionamenti per gli allevatori?
Questo aspetto è in via di definizione, ma normalmente, per le malattie che rientrano nella lista A, sono previsti fondi dedicati agli allevatori.

Autore

  • Francesca Galizia

    Mi chiamo Francesca Galizia e sono laureata in Agraria. Questo settore, per me, è croce e delizia: complessità, stupore, ma anche fatica. Il mondo agricolo è estremamente eterogeneo e capirne le dinamiche non è spesso facile, ma è talmente affascinante e ricco che staccarcisi è impossibile. C'è una frase che mi accompagna da quando ho iniziato il mio percorso di studi e che penso non mi abbandonerà mai: “In agricoltura non c'è una risposta universale, l’unica risposta possibile è: ‘dipende’.”

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