Xylella fastidiosa su vite: una linea di ricerca pronta a contrastarla

“Il Battesimo delle Primogenite” è stato un evento simbolico e partecipato, dedicato a una ricerca innovativa per salvare la viticoltura pugliese dalla Xylella fastidiosa. Guidata dalla prof.ssa Laura Rustioni, la ricerca punta a incrociare Vitis vinifera con Vitis arizonica per ottenere viti resistenti senza perdere qualità. L’iniziativa ha coinvolto oltre 300 persone, unendo scienza e comunità. Forte l’assenza delle istituzioni, a fronte di un territorio che chiede attenzione, fiducia e sostegno per affrontare una minaccia concreta.

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Un progetto di ricerca d’avanguardia, una location simbolo della filiera dell’uva da vino della Puglia e del Salento e oltre 300 persone riunite per un evento davvero speciale.
“Il Battesimo delle Primogenite” non è stato solo un nome suggestivo: è stato un vero e proprio rito collettivo, con la scelta del nome delle prime piantine nate dagli incroci, la presenza di un padrino e di una madrina simbolici, Francesco Maci Fortunato e Marzia Varvaglione, e una celebrazione che ha trasformato la ricerca scientifica in un bene condiviso.

“Xylella ha infettato anche la vite!” È questa la frase che molti produttori si ripetono, preoccupati per le vigne e per il lavoro di intere generazioni. Dal 2013 questo batterio ha devastato il paesaggio e l’economia olivicola del Salento, e con la recente individuazione (febbraio 2024) di Xylella fastidiosa subspecie fastidiosa nell’agro di Triggiano (BA), la minaccia si estende ora anche al comparto vitivinicolo.

A guidare la speranza c’è Laura Rustioni, Professoressa Associata in Coltivazioni Arboree all’Università del Salento, insieme alla sua straordinaria squadra di ricercatori e dottorandi del Laboratorio di Coltivazioni Arboree del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali.
Il gruppo sta portando avanti una linea di ricerca innovativa: incrociare Vitis vinifera con Vitis arizonica, una specie che, secondo la letteratura, possiede un gene di resistenza alla Xylella. L’obiettivo è ottenere nuove varietà resistenti al batterio, senza perdere le caratteristiche di gusto, aroma e produttività delle cultivar attuali. 

Laura Rustioni lo ripete spesso: «La speranza più grande è che la Xylella venga eradicata del tutto. Ma, in attesa che questo accada, la ricerca deve essere nutrita non solo con risorse, ma con fiducia, comprensione e partecipazione. Oggi abbiamo piantato semi di conoscenza, ma anche di alleanza umana e civile».
Xylella è il motore immobile di questa linea di ricerca che infatti rappresenta anche  un’occasione per sviluppare varietà capaci di resistere ad altre sfide fitosanitarie e climatiche, come peronospora, oidio e siccità. 

L’evento, organizzato con il sostegno di Cantine Due Palme, è stato sì un momento di celebrazione ma anche di riflessione e consapevolezza. Più di 300 persone — tra esponenti universitari, rappresentanti delle associazioni di categoria, viticoltori, tecnici, studenti e cittadini — hanno voluto esserci. Tra i presenti: il rettore dell’Università del Salento, Fabio Pollice; l’esperto di Xylella del CNR-Ipsp di Bari, Donato Boscia; il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella; e il responsabile del comitato tecnico-scientifico di AIS Italia, Giuseppe Baldassarre.

Un grande assente, però, si è fatto notare: le istituzioni. La loro assenza è stata sottolineata più volte, sia durante la cerimonia che nella parte congressuale, a conferma che la ricerca ha bisogno di essere ascoltata e sostenuta.
Per una sera, però, la comunità salentina ha dimostrato che la scienza può essere patrimonio di tutti: condivisa, accolta e difesa da chi non vuole arrendersi alla Xylella.

Autore

  • Francesca Galizia

    Mi chiamo Francesca Galizia e sono laureata in Agraria. Questo settore, per me, è croce e delizia: complessità, stupore, ma anche fatica. Il mondo agricolo è estremamente eterogeneo e capirne le dinamiche non è spesso facile, ma è talmente affascinante e ricco che staccarcisi è impossibile. C'è una frase che mi accompagna da quando ho iniziato il mio percorso di studi e che penso non mi abbandonerà mai: “In agricoltura non c'è una risposta universale, l’unica risposta possibile è: ‘dipende’.”

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