Uva da tavola: boom di consumo, ma prezzi in calo 

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La filiera dell’Uva da Tavola Italiana era ben rappresentata a “Il Carrello dell’Ortofrutta”, l’evento ideato da Roberto Della Casa che ha visto un confronto aperto e denso di contenuti tra players di primo livello del segmento della produzione e della distribuzione del settore ortofrutticolo nazionale. Hanno partecipato infatti le principali insegne del retail nazionale e importanti operatori della filiera ortofrutticola, per assistere alla premiazione della miglior catena distributiva italiana per la valorizzazione e la cura del reparto ortofrutta.

La Commissione Italiana Uva da Tavola, insieme al Consorzio IGP Uva di Puglia erano presenti all’iniziativa per sottolineare l’importanza strategica dell’uva da tavola nella filiera italiana dell’ortofrutta. Un prodotto dal grande valore e dai volumi estremamente significativi, anche per l’export, che, dopo una stagione estiva complicata ed un settembre che non è stato all’altezza delle aspettative degli operatori nella performance a volume (-6%), proprio nell’autunno 2025, mostra dinamiche contrastanti: da una parte un deciso aumento dei consumi (+ 69%) rispetto al progressivo stagionale precedente, e, dall’altra una riduzione dei prezzi (-29%), una contraddizione che merita attenzione.

Crescita dei consumi nonostante il calo generale dell’ortofrutta

Sono emersi dati significativi: in un recente report del settore, l’ortofrutta confezionata e a peso imposto ha segnato –5% a valore nella settimana 46. 
Ciononostante, per l’uva da tavola si è registrato +100% a volume rispetto a quanto registratosi nello stesso periodo del 2024. 
Secondo la CUT, rispetto a un contesto generale di domanda contratta — dovuta anche al caro-vita e alla pressione sui prezzi — l’uva da tavola è riuscitacomunque a performare meglio rispetto al resto dell’ortofrutta: i volumi d’acquisto sono leggermente aumentati dopo un inizio incerto nei mesi di luglio e agosto ed un settembre deludente, indicando che nella stagione autunnale inoltrata questo frutto ha riconquistato un ruolo centrale nel carrello dei consumatori.

Rimane tuttavia – evidenziano dalla Associazione – la necessità di rilanciare strutturalmente la domanda di una filiera, le cui produzioni, secondo le proiezioni del Catasto Varietale dell’Uva da Tavola realizzato da CUT, sono destinate a crescere del 5% annuo per i prossimi 5 anni, soprattutto per quanto riguarda alcune varietà seedless, ormai leader di mercato.

Un calo dei prezzi che sorprende: da cosa deriva

Secondo gli operatori intervenuti all’evento, la causa dell’incertezza della domanda e del calo del prezzo medo di vendita registratosi quest’anno è da individuare in un’eccessiva offerta rispetto a una domanda mediamente più contratta rispetto allo scorso anno. In pratica: la produzione — soprattutto delle varietà seedless lavorate e distribuite confezionate — èaumentata in misura significativa, ma il mercato non è riuscito ad assorbire completamente queste quantità, che spesso sono arrivate ad epoca di maturazione sovrapponendosi lungo la stagione e si è generato così un abbassamento dei prezzi ed in alcuni casi addirittura la perdita di prodotto in campo, soprattutto nella fase finale della stagione.

Dal canto suo, l’uva con semi soffre una perdita di appeal sul mercato, percepita sempre più come commodity generica. Questo accentua la competizione, aumentando ulteriormente la pressione proprio sui prezzi.

Un contesto distributivo in evoluzione: tra convenienza e valorizzazione

Il dibattito tenutosi tra i grandi gruppi della GDO evidenzia come il reparto ortofrutta stia attraversando una trasformazione profonda: l’espansione dell’offerta — con nuovi formati, packaging e modalità di presentazione — suggerisce che l’ortofrutta è un elemento strategico per la distribuzione. 

Tuttavia, la pressione sui costi di filiera — produzione, confezionamento, logistica — e la difficoltà nel trasmettere al consumatore il valore reale del prodotto (origine, qualità, certificazioni, tipicità territoriali) rischiano di far dell’uva da tavola, soprattutto quella con semi, solo un prodotto “commodity”. La CUTsuggerisce che una valorizzazione maggiore — tramite marchi di qualità o Indicazioni Geografiche Protette (IGP), packaging identitario, comunicazione di provenienza — potrebbe contribuire a rafforzarne il posizionamento e sostenere prezzi più alti e consumi più stabili. Per attivare tali processi è essenziale per il settore porre in essere strategie come aggregazione, programmazione e promozione delle qualità del prodotto. 

Perché questo paradosso può essere un campanello d’allarme

Questo sviluppo delle produzioni “a prezzo in caduta” è il segnale che la filiera non è in equilibrio: l’eccesso di offerta rispetto a una domanda interna ed estera  meno dinamica rispetto al passato ha l’effetto di comprimere i margini per produttori e distributori e mortificare i consumi, talvolta anche a causa di scarsa qualità,dovuta in particolare a fenomeni climatici avversi. 

Se da un lato l’aumento dei volumi nella parte tardiva della stagione può considerarsi senz’altro una buona notizia (segno di interesse da parte dei consumatori), visto tra l’altro che la produzione del 2025 si è finalmente normalizzata nei quantitativi e dunque la resa non manca, dall’altro la riduzione del prezzo medio mix rischia di erodere il valore percepito del prodotto. E senza una strategia di valorizzazione — di promozioneterritoriale, di qualità certificata — come detto, l’uva da tavola rischia di essere trattata come merce “standard”, anziché come prodotto di valore, quale invece è importante che sia percepito.

Una chiamata alla riorganizzazione della filiera

Per la Commissione Italiana Uva da Tavola la chiave per uscire da questo paradosso è triplice:

• Programmazione attenta delle produzioni: evitare picchi eccessivi di offerta concentrati in determinati periodi, per non saturare il mercato.

• Fidelizzazione dei produttori in filiere aggregate, stabili e trasparenti, basate su accordi “win-win” tra produttori e operatori commerciali e su progettualità comuni.

• Valorizzazione del prodotto attraverso packaging, marketing di prodotto, comunicazione dell’origine, eventuale uso di marchi di qualità (es. IGP) — per differenziare l’uva da commodity e rivendicare un posizionamento “premium”.

In un momento storico in cui i consumatori premiano la praticità (confezionato, snack, frutta ready-to-eat) e le insegne della GDO spingono su convenienza e format “smart”, la sfida per l’uva da tavola italiana è trasformare la scelta di quantità in una scelta di qualità e valore, e saperlo comunicare al consumatore.

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