Pozzi agricoli, le proroghe aiutano, ma il vero problema resta la burocrazia
INTERVISTA ALL’AGRONOMO PASQUALE NIGRO
La Regione Puglia ha introdotto nuove proroghe e una riduzione delle sanzioni per favorire la regolarizzazione dei pozzi agricoli e migliorare il monitoraggio dei prelievi dalle falde sotterranee. Misure che, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbero conciliare tutela della risorsa idrica e sostenibilità delle attività produttive. Ma basteranno a semplificare davvero la vita delle imprese agricole? Ne abbiamo parlato con l’agronomo Pasquale Nigro secondo il quale il nodo centrale resta la complessità burocratica che continua a gravare sulle aziende. Tra nuovi adempimenti, obblighi documentali e canoni da gestire, il rischio è che la macchina amministrativa finisca per rallentare proprio quel percorso di regolarizzazione che la riforma intende favorire. Al tempo stesso, Nigro richiama l’attenzione sulla necessità di affiancare ai controlli una strategia fondata su innovazione, efficientamento irriguo e riutilizzo delle acque reflue, per trasformare la tutela delle falde in un’opportunità di sviluppo per l’agricoltura pugliese.
Le nuove proroghe e la riduzione delle sanzioni possono davvero aiutare gli agricoltori a regolarizzare la propria posizione, oppure il principale ostacolo resta la complessità burocratica delle pratiche?
«L’approvazione delle modifiche recentemente introdotte alle leggi regionali in materia di acque sotterranee (n. 7 del 30 maggio 2025 e n. 15 del 29 settembre 2025) ha certamente introdotto correttivi utili, come la rimodulazione dei termini e la riduzione delle sanzioni, volti a favorire la regolarizzazione delle posizioni. Tuttavia, il provvedimento non alleggerisce il carico burocratico che grava sulle aziende agricole, il quale rimane il vero ostacolo strutturale.
Più che una semplificazione, assistiamo a un incremento di adempimenti formali che gravano sui produttori senza tradursi in un reale beneficio per la gestione della risorsa. Nello specifico, le criticità maggiori riguardano:
L’obbligo della targhetta identificativa esterna: un adempimento prettamente formale e privo di risvolti pratici sul campo, che peraltro solleva non poche perplessità in materia di riservatezza e privacy aziendale.
Lo schema di progetto dell’avampozzo: un ulteriore appesantimento documentale che non apporta elementi significativi sotto il profilo della sicurezza o del monitoraggio idrico.
La rendicontazione annuale dei prelievi: l’obbligo di trasmettere i volumi d’acqua estratti entro il 31 gennaio di ogni anno si traduce in un ulteriore vincolo scadenzale.
Il culmine di questa complessità è rappresentato dall’introduzione del canone annuale binomiale. I criteri di calcolo e la gestione di questa procedura rischiano di innescare un iter farraginoso, costringendo le imprese a sottrarre tempo prezioso al lavoro sul campo per destinarlo alla gestione amministrativa.
In questo scenario, pur a fronte di sanzioni ridotte (pari a 103 euro), il rischio reale è che la complessità della macchina burocratica rallenti ed ostacoli l’allineamento normativo, vanificando parzialmente lo spirito agevolativo delle proroghe.»
Dal punto di vista agronomico e ambientale, come si può conciliare la necessità di garantire acqua alle colture con la tutela delle falde sotterranee, soprattutto in una regione soggetta a siccità come la Puglia?
«La tutela della falda in Puglia si realizza sostenendo la modernizzazione dei sistemi irrigui. Gli agricoltori non devono essere visti come meri soggetti da sottoporre a controlli farraginosi, ma come i primi custodi del territorio. Se supportati da investimenti in tecnologie di precisione, riuso delle acque reflue e tecniche di conservazione del suolo — anziché appesantire le imprese di prescrizioni penalizzanti —, la sostenibilità ambientale si trasforma in sostenibilità economica, riducendo la dipendenza dai pozzi artesiani e preservando l’acquifero per il futuro.»
L’obbligo di monitorare e comunicare i volumi d’acqua prelevati dai pozzi può favorire una gestione più efficiente dell’irrigazione? Quali tecnologie o pratiche consiglierebbe alle aziende agricole?
«Il monitoraggio dei volumi è il punto di partenza, ma la vera efficienza non si fa con il registro dei consumi fine a se stesso. Diventa utile se la Regione Puglia, oltre a pretendere il dato entro il 31 gennaio, sosterrà le aziende nell’adozione di tecnologie digitali ad esempio cofinanziando l’acquisto di contatori volumetrici smart (con telelettura): L’installazione di contatori digitali dotati di moduli di trasmissione dati (IoT) non solo semplifica l’adempimento burocratico della comunicazione annuale, ma permette all’agricoltore di monitorare i flussi in tempo reale tramite smartphone, inviando allarmi immediati in caso di anomalie o picchi anomali dovuti a rotture.
Solo così la misurazione smette di essere un costo burocratico e diventa un investimento agronomico capace di salvare le colture e proteggere l’acquifero.»
Secondo lei, questa riforma risolve le criticità emerse con la legge del 2025 oppure ci sono ancora aspetti che andrebbero migliorati per sostenere il comparto agricolo senza compromettere la risorsa idrica?
«Siamo di fronte a un primo passo importante: le modifiche recentemente apportate dimostrano l’attenzione del Legislatore nel voler evitare di penalizzare un comparto già fragile. Tuttavia, la riforma ha ancora i tratti di un provvedimento di emergenza, che si concentra molto sugli adempimenti e meno sulle soluzioni strutturali. La vera svolta si avrà quando si passerà da una logica di puro monitoraggio burocratico a una logica di reale affiancamento. Per proteggere la falda senza compromettere la produttività, è prioritario affiancare a questi obblighi normativi un piano straordinario di incentivi per l’innovazione irrigua e un’accelerazione decisa sul riuso delle acque reflue.»