Polline come input agronomico: dagli Stati Uniti e dal Cile ai frutteti italiani
Seminari di Arboricoltura Generale – Tecnologie e tecniche di impollinazione assistita per la frutticoltura
L’impollinazione assistita non è un’idea nuova, ma sta diventando una pratica strutturata con una propria filiera, una normativa di riferimento e dati sperimentali sempre più solidi. A portare questa prospettiva al seminario del 19 maggio è stato Andrés Bustos, socio amministratore di Mirto SRL e rappresentante di Europollen in Europa, con un intervento che ha affrontato la questione dall’angolazione di chi non si occupa di ricerca accademica ma di applicazione su scala commerciale: decine di migliaia di ettari trattati, tre continenti, esperienze pluriennali su specie e contesti molto diversi tra loro. Europollen, attraverso la società madre Antles, può contare su 97 anni di esperienza negli Stati Uniti, dove ogni anno vengono serviti circa 50.000 ettari. In Cile, con la società Zimex, l’impollinazione assistita è attiva da oltre un decennio, attualmente vengono serviti circa 3.000 ettari di frutteti con una crescita annua del 25%. In Italia Mirto SRL opera dal 2025, con tre studi in corso su kiwi e ciliegio.
Il punto di partenza concettuale è semplice ma spesso ignorato nella pratica. L’impollinazione assistita consiste nell’apporto controllato di polline esterno al frutteto come rinforzo all’impollinazione naturale, con l’obiettivo di migliorare l’allegagione, aumentare la produzione e uniformarne la qualità. I motivi per cui se ne fa ricorso sono molteplici e non si riducono alla sola autosterilità varietale: includono la mancata sincronizzazione dei periodi di fioritura tra cultivar principali e impollinatrici, la riduzione del rischio legato a condizioni climatiche avverse durante la fioritura, la possibilità di uniformare l’allegagione per pianificare meglio le operazioni colturali successive e, aspetto spesso trascurato, il rafforzamento della variabilità genetica della progenie attraverso l’apporto di alleli diversi. Tutti fattori che non riguardano solo situazioni marginali o di emergenza, ma che possono fare la differenza anche in impianti ben progettati e in annate normali.
Sul piano tecnico, Bustos distingue nettamente le specie anemofile — nocciolo, noce, pistacchio, olivo — da quelle entomofile — drupacee, pomacee, kiwi, agrumi, avocado. La distinzione non è solo botanica: ha implicazioni dirette sulla scelta del metodo di applicazione. Per le specie anemofile, il polline è leggero, piatto e vola naturalmente, il che lo rende adatto alla distribuzione tramite droni. Per le specie entomofile il polline ha struttura compatta e rotonda, non vola, e la distribuzione tramite drone comporta una perdita al suolo stimata intorno al 70% tra i filari, rendendola di fatto poco efficace. Per queste colture i metodi più indicati restano l’applicazione tramite arnie — posizionando il polline all’ingresso degli alveari affinché le api lo raccolgano involontariamente e lo veicolino durante il foraggiamento — oppure la distribuzione meccanizzata tramite macchine semoventi o trainate, che possono coprire circa 6 ettari per carica, in meno di 2 ore.
Un aspetto che Bustos affronta con particolare attenzione è quello normativo e logistico, spesso sottovalutato da chi si avvicina per la prima volta all’impollinazione assistita come strumento aziendale. Il polline è un materiale biologico soggetto a certificazione fitosanitaria: per i carichi importati è richiesto il certificato fitosanitario del paese d’origine — nel caso di Europollen, dal Cile oppure dal Stati Uniti — oltre al passaporto delle piante per il materiale di propagazione associato. A questo si aggiunge la documentazione analitica di qualità: ogni lotto viene caratterizzato per germinabilità e vitalità. Per il polline di kiwi è prevista anche la valutazione della presenza di Pseudomonas syringae pv. Actinidiae (PSA), l’agente causale del cancro batterico, che dev’essere assente come requisito di commercializzazione. Si tratta di una filiera che richiede pianificazione con largo anticipo, sincronizzazione tra raccolta, analisi, certificazione e consegna, e una gestione della conservazione altrettanto rigorosa.
Il dott. Bustos ha iniziato negli ultimi anni a collaborare con l’Università di Bologna su ciliegio e kiwi in Emilia-Romagna, finanziate da Europollen, ottenendo già interessanti risultati. Sul ciliegio, cultivar Kordia, l’impollinazione assistita ha determinato un incremento significativo nel numero e nella percentuale di frutti allegati: il fruit set è passato dal 5,22% del controllo al 7,75% delle piante trattate, con una produzione quasi del 40% in più per albero. Il calibro dei frutti è risultato superiore nelle piante impollinate artificialmente, passando da 19,35 a 20,85 mm, osservando quindi un beneficio anche sulla pezzatura, parametro commercialmente cruciale nel ciliegio. Sul kiwi, cultivar Dori (Golden), i risultati sono ancora più marcati: il numero di frutti allegati è salito da 13 a 25 per pianta, l’allegagione è passata dal 43,34% all’ 83,37% e la produzione per pianta è più che raddoppiata (da 10,33 a 21,53 kg). Il calibro non ha mostrato differenze significative, a indicare che in questo caso il guadagno è principalmente quantitativo. Entrambe le prove, come sottolinea Bustos, si riferiscono al primo anno di test e i risultati sono già statisticamente solidi.
Per quanto riguarda le prove cilene su nocciolo — condotte su 40 ettari per tre diversi produttori nella regione del Maule nella stagione 2023-2024 — i risultati sulle varietà Tonda di Giffoni e Barcelona mostrano incrementi produttivi rispettivamente del 58% e dell’82% in kg/ha, con aumenti paralleli nel numero di frutti per albero e nel peso unitario. L’area servita da impollinazione assistita da Zimex in Cile supera oggi i 3.000 ettari, con un incremento annuo del 25%, e la maggior parte della superficie per la stagione successiva viene già prenotata in anticipo. Sono numeri che raccontano una maturazione commerciale del settore, e che pongono l’Italia di fronte a una scelta: adottare questa pratica con la necessaria consapevolezza tecnica e normativa, oppure rincorrere esperienze che altrove sono già consolidate da anni.