Ma gli agricoltori servono ancora a qualcosa ?

Ma gli agricoltori servono ancora a qualcosa ? Oppure sono buoni solo x raccontare la storiella del Made in Italy che arricchisce tutti tranne chi la terra realmente la lavora?

Per la serie, trova le differenze: “Annuario CREA 2022: Italia a più velocità, ma agroalimentare sempre settore chiave” e “Stiamo producendo mediamente il 10 per cento in meno di quello che producevamo venti anni fa, con buona pace di progresso tecnologico e sostegno pubblico al settore”. Sono due asserzioni che provengono dal CREA, solo che la prima fa parte della comunicazione ufficiale dell’ente, la seconda è una sintesi offerta dal Direttore Vaccari ad Agrisole, dunque riflessioni non mediate. Dicono due verità entrambe, solo che il comunicato diffuso ai media mette in evidenza la parte illuminata della luna: “Il sistema agroalimentare nazionale continua a mostrare segnali positivi, testimoniati da una forte propensione all’export e dalla sostanziale revisione dei modelli strutturali produttivi in corso”. Qual’è la revisione dei modelli strutturali produttivi? Semplice: la scomparsa dei piccoli produttori. Lo dicevo neanche tanto velatamente in un mio editoriale: torneremo a fare i mezzadri. Per molti una frase estrema e radicale. Per me invece no…e lo dicono i numeri (gli stessi del CREA): l’Ue ha perso 5,3 milioni di aziende agricole in 15 anni e nella sola Puglia in un anno ne abbiamo perse più di 2mila. Però crescono le unità lavorative, soprattutto nell’industria alimentare (+3%).

Dunque perchè la luna sta sempre in cielo e l’agricoltura è ancora importante per l’economia italiana? Perchè è indispensabile per il racconto, per il marketing, per lo storytelling. Dunque sempre meno è il supporto all’agricoltura, quella vera che coltiva e produce dalla terra. I dati li estrapolo dalle riflessioni di Vaccari: “A livello nazionale si registra la costante diminuzione del sostegno pubblico al settore: la banca dati del sostegno pubblico realizzata dal CREA, l’unica esistente in Italia, evidenza che nel 2000 la spesa pubblica in favore dell’agricoltura ammontava, in valori correnti, a 15,6 miliardi di euro contro gli 11,8 miliardi del 2022. In termini reali stiamo parlando di un più che dimezzamento del sostegno pubblico!”. E proprio l’altro giorno concordavo con un grande produttore ceralicolo del foggiano che asseriva, a ragione, che concedono più facilmente prestiti ai trasformatori che agli imprenditori agricoli, una constatazione che fa anche Vaccari: “Anche i crediti bancari concessi al settore continuano a calare: i prestiti alla produzione agricola sono scesi dai 44,3 miliardi del 2015 ai 40,4 miliardi del 2022 ed il dato del primo trimestre 2023 conferma il calo dei prestiti. Al contrario i prestiti all’industria alimentare continuano a crescere e sono passati da 31,4 miliardi del 2015 a 33,7 miliardi del 2022, con un’ulteriore crescita nel I trimestre 2023.”

Sono i dati, quelli non mentono. Però i dati possono raccontare storie diverse, dipende dalla prospettiva con cui li guardi. Uno dei più grandi esperti di statistica diceva: “dimmi cosa vuoi sostenere e poi trova i dati che corroborano la tua affermazione”. Bene, quindi in Italia ci diciamo che va tutto bene nonostante non produciamo più e le aziende chiudono perchè il valore della attività connesse all’agricoltura è cresciuto a dismisura. Sempre per chiudere con Vaccari: “Sotto il profilo economico la crisi produttiva italiana è stata sinora attutita dallo straordinario incremento avuto dalle attività connesse in agricoltura, oltre 12,5 miliardi di euro nel 2022 contro i 6,9 miliardi del 2005, il cui peso nel valore dell’agricoltura italiana è ormai prossimo al 20%. Quasi un quinto del valore della produzione agricola italiana oggi viene dai servizi resi dalle imprese agricole, frutto della legge di orientamento del 2001, e non più dalle coltivazioni o dagli allevamenti. La crisi produttiva dell’agricoltura italiana è particolarmente preoccupante perché si sta riducendo il potere contrattuale delle imprese agricole in favore di altri comparti, industriale e grande distribuzione in primis”. Penso che, stavolta, non ci sia bisogno di aggiungere altro. La verità ce l’avete e ce l’abbiamo sotto gli occhi. Chiudo con la provocazione iniziale: gli agricoltori servono ancora a qualcosa? Le aziende fanno green washing per farsi belle con la sostenibilità. L’economia italiana racconta ancora di immagini bucoliche perchè ha bisogno di rendere credibile quel brand chiamato “Made in Italy” che arricchisce tutti tranne che noi agricoltori.

EDITORIALE A CURA DI DONATO FANELLI

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