L’ITALIA DEI LAGHI FOTOGRAFA UNA SITUAZIONE DI STASI IDRICA

E’ un tempo climaticamente “sospeso” quello, che sta interessando l’Italia in questa inizio autunnale dalle temperature esageratamente elevate. 

In una settimana non si sono registrate grandi variazioni, se non quelle positive a Nord-Ovest, in particolar modo sul bacino del fiume Ticino e particolarmente lungo le sponde del lago Maggiore, che hanno beneficiato di grandi afflussi meteorici con cumulate di pioggia che, senza provocare particolari disagi, hanno raggiunto i 338 millimetri in circa 36 ore a Cursolo, nella provincia di Verbano-Cusio-Ossola. Grazie ad un afflusso, che ha toccato i 2547,4 metri cubi al secondo (valore più alto da Ottobre 2020), il livello del lago Maggiore ha toccato cm. 182,3, crescendo di un metro in 5 giorni per poi ridiscendere ad un livello di circa 153 centimetri (fonte: Enti regolatori dei grandi laghi). A beneficiare di tale favorevole evenienza sono stati anche gli alvei fluviali: oltre al Ticino, il cui livello a valle del Verbano è salito di circa 1 metro e 20 centimetri (da -cm. 78 a +cm. 39  per poi tornare però a -cm. 2),  sono cresciute la Toce (con 434 metri cubi al secondo ha segnato il record dal 2021), ma anche la Sesia (mc/s 643 è stato il secondo valore massimo di portata, verificatosi nel più recente biennio). Tra gli altri fiumi piemontesi si segnala la sola decrescita della Varaita, che comunque mantiene una portata superiore alla media del periodo.

Anche gli altri grandi bacini del Nord Italia hanno livelli ampiamente sopra la media del periodo: oltre al Maggiore (al 136% di riempimento), il lago di Como è al 70,6%; quello di Garda al 65% ed il Sebino al 68,6%.

Il fiume Po, grazie agli importanti apporti sopraggiunti soprattutto dagli affluenti piemontesi e lombardi, è cresciuto in maniera consistente fino al delta, stabilizzandosi su valori di portata ben superiori a quelli medi storici e superando a Pontelagoscuro i 2000 metri cubi al secondo per la prima volta dopo il periodo di piene causate dalle alluvioni dello scorso Maggio.

“Non dobbiamo illuderci, però, che la precarietà idrica del Paese sia superata, perché è ormai conclamato l’alternarsi di contenuti periodi piovosi a più lunghi periodi di siccità come dimostrano anche le condizioni diversificate, che si registrano lungo la Penisola. Sono necessarie nuove infrastrutture, che fungano da calmieri, come i Piani da noi presentati stanno ad indicare” evidenzia Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI.

In Valle d’Aosta, dove le precipitazioni recenti sono state di entità ben diversa rispetto a quelle piemontesi, rimangono invariati i livelli della Dora Baltea, mentre si riduce il flusso in alveo del torrente Lys.

In Lombardia, le portate attuali del fiume Adda (mc/s 302) sono superiori a quelle mediamente registrate negli scorsi anni. Nella regione, già prima dei recenti eventi meteo, le riserve idriche erano in grande ripresa  (+7,8% sulla media storica), ma con marcate differenze nei vari bacini: se infatti Ticino, Chiese, Sarca-Mincio godono di buona salute, da segnalare è il grave deficit del Serio, praticamente dimezzato rispetto al minimo storico, ma anche quello del Brembo, che si attesta circa al 35% rispetto alla media (fonte: Arpa Lombardia).

In Liguria, piogge intense hanno interessato principalmente i dintorni di Chiavari, con record a Cogorno, dove in 8 ore sono caduti quasi 200 millimetri di pioggia. Importanti apporti pluviali hanno interessato anche altre zone del Levante ligure; i fiumi che maggiormente ne hanno beneficiato sono stati l’Entella e la Vara.

Crescono le portate dei corsi d’acqua appenninici dell’Emilia Romagna, con la Trebbia che, beneficiando delle abbondanti precipitazioni sull’Appennino ligure, dove il fiume ha origine, è riuscita a raggiungere e, per un breve lasso di tempo anche a superare, il valore medio di portata del mese di settembre; nei bacini montani occidentali va segnalato anche come la piena Taro abbia fatto schizzare la portata del fiume a 120 metri cubi al secondo.

Anche in Veneto, i livelli dei fiumi risultano visibilmente migliorati: l’Adige segna la migliore performance in anni recenti, crescendo di m 1,80 in 7 giorni, così come la Livenza.

Al di sotto della Linea Gotica, però, la situazione appare molto diversa: l’assenza di precipitazioni significative nel mese di settembre comporta uno stallo nei livelli dei corpi idrici fluviali, mentre le temperature ancora elevate sono la causa principale dell’incessante decrescita delle altezze idrometriche dei bacini lacustri nell’Italia centrale.

In Toscana è il fiume Serchio, come spesso accade, a registrare il calo più significativo: in una settimana ha perso oltre il 35% di portata in alveo, tornando ai preoccupanti livelli del 2022; anche Sieve, Arno ed Ombrone registrano un lieve calo.

Nelle Marche restano invariati i livelli dei fiumi, mentre i bacini artificiali, nonostante una lieve riduzione dei volumi invasati, mantengono una quantità d’acqua decisamente superiore agli anni passati.

In Umbria non migliora la condizione idrometrica del lago Trasimeno (-cm. 145), la cui altezza è solo 9 centimetri maggiore rispetto al siccitosissimo 2022 ed è ancora 25 centimetri al di sotto del livello di criticità; le portate dei fiumi si mantengono sui valori della scorsa settimana.

Nel Lazio, i fiumi romani Tevere ed Aniene registrano un lieve incremento, ma è il lago di Nemi a preoccupare. Le temperature estive e l’assenza di piogge sono infatti la causa della continua decrescita del piccolo lago dei Castelli Romani, che questa settimana scende addirittura al di sotto dello zero idrometrico, registrando un valore peggiore perfino al critico 2022, quando il livello era maggiore di ben 16 centimetri! D’altronde, sulla Capitale il mese di settembre è stato particolarmente avaro di pioggia: solo mm. 11, uno dei valori più bassi degli scorsi 20 anni. Non va meglio nel resto della provincia romana, così come in quella pontina, dove le cumulate settembrine, in alcuni casi, non hanno raggiunto neppure la doppia cifra. Nel viterbese resta sostanzialmente invariata la portata della Fiora, mentre si alzano i livelli dei fiumi ciociari Liri e Sacco grazie alle piogge che, sui territori montani del frusinate, sono state leggermente più generose rispetto al resto della regione.

“La grave situazione dei bacini lacustri del Lazio – ricorda Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – è il combinato fra le conseguenze della crisi climatica ed un dissennato sfruttamento del territorio. È l’ulteriore esempio dell’urgente necessità di varare la legge contro l’eccessivo consumo di suolo, ferma nei meandri parlamentari dai tempi del governo Monti!” 

In Campania i fiumi Volturno e Sele stanno vivendo un periodo di magra, che invece non tocca il Garigliano.

Gli invasi della Basilicata sono calati di ben 24 miliardi di litri d’acqua in un paio di settimane ma mantengo ancora un quantitativo di risorsa stoccata ampiamente sovrabbondante se confrontato con le scorse annualità (+72 miliardi di litri rispetto al 2022).

In Puglia, più contenuta è la discesa delle quantità idriche trattenute negli invasi della Capitanata: in una settimana, 5 miliardi di litri d’acqua in meno.

In Sicilia, infine, l’estate calda, gli incendi e l’assenza di piogge sono “costati”, in un mese, 68 miliardi di litri d’acqua, pur rimanendo il volume totale, trattenuto  negli invasi dell’Isola, leggermente superiore alla media settembrina dei recenti 13 anni.

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