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L’INTERVISTA – Massimiliano Delcore, presidente della Commissione Uva da Tavola

by Foglie TV

Massimiliano Delcore, presidente della Commissione Uva da Tavola (CUT), ha regalato un’importante intervista ai microfoni di Foglie Tv. Ha risposto proponendo soluzioni a importanti problematiche del settore, parlando di progetti, criticità e successi del settore (sia dell’uva da tavola che dell’ortofrutta intero), sottolineando l’importanza di comunicazione ed aggregazione tra gli operatori. Ecco a voi la prima parte di questa intervista.

Presidente, dopo 2 anni pregni di eventi, il 2022 sarà l’anno degli Stati Generali dell’Uva da Tavola: cosa si aspetta da questo importante appuntamento?

Innanzitutto ci auguriamo di poterlo fare in presenza. Lo scorso anno abbiamo caratterizzato il periodo primaverile con un evento online in cui abbiamo ospitato importanti tecnici ed operatori della grande distribuzione. Quest’anno speriamo di poter avere gli operatori della filiera uva da tavola assieme a altri importanti ospiti del settore in presenza in Puglia. Stiamo progettando un grande evento di condivisione delle criticità ma anche, e soprattutto, dei progetti per poter fare il giro di boa riguardo argomenti come il posizionamento del prodotto uva da tavola italiana (quindi in primis pugliese e siciliana).

Sarà un evento nel quale condividere i numeri del comparto dell’uva da tavola, sia in termini di produzione che di mercato, e per questo motivo ci avvarremo della collaborazione che abbiamo con il CSO Italy (Agenzia di servizi che si occupa di stimare e interpolare i numeri della produzione e del commercio delle filiere ortofrutticole).

Un secondo aspetto importante, oltre a quello dei numeri, sarà quello del posizionamento che ci auspichiamo per l’uva da tavola: qual è la situazione attuale? Come migliorarla? Risponderemo agli interrogativi riguardo cosa fare, nel concreto, per rendere più redditizia e competitiva l’attività dell’intera filiera, dal produttore all’operatore commerciale.

L’ultimo aspetto che vorremmo condividere è relativo all’innovazione, soprattutto in vista della costituzione del Distretto Uva da Tavola: nel DUT (che è il primo progetto al quale la CUT sta puntando) verrà dato ampio spazio alla sostenibilità ambientale assieme all’innovazione sia tecnologica che varietale. Faremo intervenire operatori che si occupano dell’innovazione varietale (come ad esempio breeders e ricercatori) collegandoci, per l’appunto, alla costituzione del Distretto Uva da Tavola.

Quale è lo stato attuale del settore? Quali sono le minacce e le opportunità?

Il settore ha enormi potenzialità soprattutto perché, la filiera dell’uva da tavola, è la seconda filiera più importante per l’export italiano (subito dopo quella delle mele), e quindi è chiaro che stiamo parlando di numeri e valori che hanno una rilevanza fondamentale.

Dico che ha grandi potenzialità non a caso, perché queste sono solo possibilità. Se continuiamo ad interpretare il lavoro di produrre, distribuire e vendere uva da tavola come lo abbiamo sempre fatto, allora non stiamo adeguando il nostro sistema alle nuove richieste del mercato. Quindi per cogliere queste possibilità dobbiamo adeguarci e non solo in termini varietali, ma soprattutto in termini di packaging, qualità, servizio che accompagni la vendita del prodotto.

Rispetto alle minacce alle quali abbiamo fatto riferimento, tra le quali quella di non riuscire a posizionarsi sul mercato, l’opportunità da cogliere è quella di posizionarsi in modo efficace grazie alla valorizzazione del prodotto e del territorio. Promuovere e valorizzare il prodotto uva da tavola ed il territorio, sono attività che passano per l’aggregazione tra gli operatori (ecco il perché della CUT) e per la comunicazione.

La comunicazione e lo storytelling sono fondamentali per distinguere il prodotto che altrimenti rischia di diventare una commodity: così diventa impossibile far crescere i consumi e renderli competitivi rispetto ai nostri concorrenti europei. Possiamo aumentare questa competitività solo se ne esaltiamo la tradizione, il know-how degli operatori, il gusto, il territorio, la salubrità, la qualità e la capacità di recepire l’innovazione tecnica e varietale, che è anche la base per rimanere attivi sul mercato.

Si parla spesso dell’importanza di aggregare tutti gli attori del comparto: Il V bando dei Contratti di Filiera potrà offrire un’occasione di aggregazione in un sistema efficiente, performante e, soprattutto, al passo coi tempi?

Io, come del resto tutti noi della CUT, crediamo che l’aggregazione sia un passaggio obbligato. Prima di tutto occorre fare un distinguo: il modello virtuoso di aggregazione è quello che contempla anche l’attività commerciale, è quello realizzato dai grandi consorzi delle mele, ed è quello il modello più virtuoso di aggregazione. Noi, qui nel centro sud Italia per l’uva da tavola, non riusciremmo a raggiungere quel tipo di processo di aggregazione. Noi dovremmo fermarci alla parte previa alla vendita, cioè alla parte di promozione, valorizzazione ed innovazione.

Non arriveremo all’aggregazione commerciale, che viene ben interpretata nelle OP, le Organizzazioni dei Produttori, che non sono necessariamente di filiera. Noi, nella filiera, e nel comparto uva da tavola, vogliamo aggregare gli operatori nella parte pre-competitiva, ossia nella fase in cui occorre aggregarsi per risparmiare sui costi e avere economie di scala, per sfruttare l’innovazione e la ricerca, per essere pronti per le sfide di agricoltura 4.0 e della sostenibilità ambientale.

Ci parli invece del progetto che porta alla costituzione del Distretto Regionale dell’Uva da Tavola (DUT).

Il distretto è un progetto che vede coinvolti molti attori, con più di 80 diverse aziende che hanno firmato e manifestando interesse alla sua costituzione. Tra operatori della produzione, operatori commerciali, tecnici e professionisti che si occupano di packaging, teli plastici e prodotti fitosanitari, c’è stata una volontà unanime di aggregazione.

Ora bisogna procedere alla creazione del distretto vero e proprio, e questo è un passo epocale perché comporta diversi cambiamenti. Innanzitutto, dal punto di vista istituzionale, il riconoscimento di un distretto significa poter essere degli interlocutori validi ed autorevoli all’interno di iniziative e di orientamenti politico strategici che la regione dovrà prendere. In questo senso, avere un distretto, permette a tutti gli operatori di colloquiare come un unico soggetto che rappresenta le esigenze della filiera.

Il vantaggio maggiore del distretto, però, è quello di poter aderire (in modo parallelo ai contratti di filiera) a dei bandi così da poter ottenere dei contributi e delle agevolazioni per accelerare i vari processi di innovazione e ricerca nel territorio.

Si tratta di un distretto di filiera (non territoriale), e nello specifico della filiera dell’uva da tavola, nel quale, passatemi i termini, si parla la lingua dell’uva da tavola, in tutte le sfaccettature che questa assume nelle varie fasi di filiera.

Subito dopo gli Stati Generali la CUT partirà con la creazione del Catasto Varietale dell’Uva da Tavola per assolvere alle due funzioni che abbiamo citato, ossia quella comunicare ed informare il consumatore riguardo le varietà di uva da tavola e le loro caratteristiche e, in secondo luogo, di poter programmare la produzione per far fronte alle varie sfide dei mercati.

Autore: Raffaele Castiello

A cura della Redazione www.foglie.tv

 

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