L’importanza di fare sintesi

Mettere il punto, per andare a capo. Solo così la storia può continuare. Questa è una metafora che ben si adatta all’appuntamento tenutosi a Sammichele di Bari lo scorso sabato, dove ho avuto l’onore di moderare un incontro, naturale prosecuzione del Primo convegno nazionale sul ciliegio. In quella sede l’amministrazione ha distribuito finalmente una sintesi degli interventi di tutti gli attori della filiera intervenuti nel primo momento di riflessione. Al fianco dei rappresentanti della Regione (il dirigente Laricchia e il Presidente della Commissione Sviluppo Economico della Regione Puglia, Paolicelli), c’era l’ultimo anella della filiera, la Grande Distribuzione Organizzata, unica assente nel convegno nazionale e presente sabato con Giuseppe Porro, ex responsabile acquisti ortofrutta del gruppo Megamark e attuale consulente di diverse realtà della distribuzione. Bene, dicevo…mettere un punto. Utilizzo questa perifrasi perché sabato mentre parlavo, accanto a me, c’erano ben 70 varietà di ciliegie esposte in una importante mostra pomologica, ben curata dal ricercatore Pasquale Venerito del CREA. Vedere tutte queste varietà è stato come ammirare uno scrigno di biodiversità. Ma scherzando con Porro si diceva: questo patrimonio di biodiversità per essere redditivo deve essere filtrato dai gusti dei consumatori. Per la serie: la tradizione, se deve essere messa a sistema, va valorizzata secondo le logiche del mercato; non tutto può incontrare il favore del pubblico, anzi dei pubblici. Porro ha asserito che nel momento del boom dell’insalata croccante, capì che il futuro dell’insalata era a “foglia morbida” guardando l’approccio dei consumatori più piccoli che, di fatto, hanno invertito il paradigma di consumo. Questo non significa che l’insalata croccante non esiste più, bensì è stata affiancata, magari a proporzioni inverse come diffusione…un po’ quello successo con l’uva tradizionale e senza semi. Bene, mettere un punto significa proprio questo: arrivare ad una conclusione, elaborare una riflessione che magari tenga conto della complessità (viste le molteplici variabili in gioco), ma che poi lasci spazio al pragmatismo, all’operatività. Punto! Innovare significa intervenire sulle varietà e la genetica, ormai, assolve ad un ruolo quasi di designer…disegna traiettorie di sviluppo di un comparto. Dunque, valorizzare la storia, la tradizione, il passato per intercettare il futuro nel presente. A Sammichele si sta tentando di fare questo: chapeau!

A CURA DEL NOSTRO EDITORE, DONATO FANELLI

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