Le sei ore che agitano il mondo dell’olio: tra norme in arrivo, richieste di modifica e timori per la filiera
La prossima campagna olivicola si apre sotto il segno dell’incertezza. Il settore è in fermento per l’arrivo della nuova normativa che imporrà ai commercianti di olive l’obbligo di registrare ogni partita acquistata sul portale SIAN e di consegnarla al frantoio entro sei ore dall’acquisizione. Il provvedimento, previsto dal Decreto Ministeriale del 18 settembre 2024 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 settembre, rappresenta uno dei tasselli attuativi della legge sul Made in Italy approvata lo scorso anno.
Se sulla carta l’obiettivo è condivisibile — maggiore trasparenza, lotta alle frodi, tutela della qualità — è nella pratica che emergono le prime tensioni. Molti operatori della filiera olivicola si sono detti preoccupati per la concreta applicabilità della norma, specie in un contesto come quello italiano, frammentato, eterogeneo e spesso complesso dal punto di vista logistico.
Uno dei nodi principali riguarda proprio il limite temporale delle sei ore. Chi lavora nel commercio delle olive sa bene che le distanze da percorrere non sono sempre brevi, specialmente se si opera tra Sud e Centro-Nord. Trasportare partite di olive dalla Puglia o dalla Calabria fino ai frantoi toscani o emiliani, per esempio, può richiedere anche più di una giornata, considerando le ore di guida consentite, il traffico, le strade rurali , e la necessità di rispettare tutte le regole in materia di sicurezza e tracciabilità.
A tutto questo si aggiunge una certa confusione interpretativa: non è ancora del tutto chiaro, infatti, chi debba considerarsi effettivamente “commerciante” ai sensi del decreto. Gli olivicoltori che vendono esclusivamente prodotto proprio ne sono esentati, ma la questione si complica quando entrano in gioco cooperative, consorzi o frantoi che acquistano olive anche da terzi. Alcuni operatori temono che, per effetto di un’interpretazione restrittiva, possano trovarsi improvvisamente soggetti a obblighi per cui non sono strutturati.
Le organizzazioni agricole si sono mosse con decisione. In particolare, Unapol e ItaliaOlivicola hanno già presentato al Ministero proposte di modifica che puntano a introdurre alcune deroghe e, soprattutto, a posticipare l’entrata in vigore del provvedimento. Una delle richieste più concrete e condivise è proprio quella di prorogare di un anno l’applicazione della norma, dando così al comparto il tempo necessario per adattarsi, per riorganizzare la logistica e chiarire i profili normativi ancora in sospeso.
Anche la questione territoriale è molto sentita. Nelle regioni meridionali, dove la produzione è spesso diffusa su aree ampie e dove le infrastrutture stradali non sempre agevolano i trasporti rapidi, rispettare il limite delle sei ore rischia di diventare un’operazione quasi impossibile. Il rischio, paventano in molti, è che i frantoi del Centro-Nord rinuncino ad acquistare olive da zone più lontane, concentrando il mercato in poche aree e abbassando il potere contrattuale degli olivicoltori del Sud. Questo effetto a catena, se non mitigato, potrebbe compromettere l’equilibrio commerciale e accentuare le disparità già esistenti nel settore.
Nelle ultime settimane, alcuni segnali lasciano intendere che il Ministero sia pronto a rivedere almeno in parte il testo. Secondo indiscrezioni rilanciate da diversi organi di stampa, il sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra avrebbe espresso apertura rispetto a una possibile modifica del termine temporale, accogliendo la proposta di rinvio di dodici mesi avanzata da più parti. Parallelamente, sarebbe già in corso un tavolo tecnico nazionale per valutare l’introduzione di deroghe in casi specifici, come ad esempio distanze particolarmente elevate, zone montane o territori a viabilità ridotta.
L’impressione generale è che ci sia ancora spazio per un dialogo costruttivo tra istituzioni e mondo produttivo. Il decreto, così com’è, rischia di creare più problemi che soluzioni, pur partendo da un’intenzione lodevole. Per evitare distorsioni di mercato e difficoltà operative, è necessario che l’attuazione della norma tenga conto della realtà concreta in cui operano quotidianamente agricoltori, frantoiani e commercianti.
La sfida, come spesso accade nel settore agricolo, è quella di coniugare legalità e tracciabilità con sostenibilità economica e pragmatismo. E mentre i frantoi si preparano ad aprire i battenti per la nuova stagione, il mondo dell’olio guarda a Roma con un misto di apprensione e speranza. Le prossime settimane saranno decisive per capire se prevarrà il rigore della burocrazia o il buon senso della concertazione.