L’acqua c’è, ma si perde: cronaca della risorsa idrica mal gestita

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La recente vicenda delle paratie aperte della diga, segnalata con forza dalla CIA Due Mari e successivamente affrontata dal consorzio di gestione, rappresenta molto più di un episodio locale di cattiva gestione idrica. È, piuttosto, la manifestazione concreta di una fragilità strutturale che attraversa l’intero sistema agroalimentare italiano, in particolare nelle aree meridionali, dove l’acqua non è semplicemente una risorsa, ma un fattore produttivo strategico e, sempre più spesso, un elemento di competizione e rischio.

Il fatto che sia stata necessaria la pressione di un’organizzazione agricola per attivare un intervento su un’infrastruttura fondamentale evidenzia una criticità sistemica: la gestione dell’acqua continua a essere reattiva più che programmata, emergenziale più che strategica. Le paratie lasciate aperte in un contesto di crescente scarsità idrica non rappresentano soltanto uno spreco materiale, ma anche simbolico, perché indicano l’incapacità di valorizzare una risorsa che, nel contesto climatico attuale, assume un valore sempre più vicino a quello di un bene limitato e non rinnovabile nel breve periodo.

Nel Mezzogiorno, e in particolare in territori come quelli afferenti al bacino dei “due mari”, la disponibilità idrica è storicamente soggetta a forti oscillazioni stagionali. Tuttavia, ciò che oggi cambia è la frequenza e l’intensità degli eventi estremi, con periodi di siccità prolungata alternati a precipitazioni concentrate e difficilmente gestibili. In questo scenario, ogni metro cubo d’acqua trattenuto, distribuito o disperso assume un peso economico e ambientale rilevante. Lasciare scorrere l’acqua inutilmente da una diga significa, di fatto, compromettere la capacità produttiva futura di interi comprensori agricoli.

La vicenda sollevata dalla CIA Due Mari dimostra anche il ruolo crescente delle organizzazioni di rappresentanza nel presidio del territorio. Non si tratta soltanto di tutela degli interessi degli agricoltori, ma di una funzione più ampia di monitoraggio e stimolo nei confronti delle istituzioni. In questo senso, la reattività del consorzio, seppur tardiva, segnala che esistono margini di recupero, ma anche che tali margini vengono attivati solo in presenza di una pressione esterna, anziché attraverso un sistema strutturato di governance.

Il valore dell’acqua, in agricoltura, non può essere ridotto alla sua funzione irrigua. Esso si estende alla stabilità dei redditi agricoli, alla sicurezza delle produzioni, alla qualità delle colture e, in ultima analisi, alla tenuta sociale dei territori rurali. In molte aree del Sud Italia, la disponibilità o meno di acqua determina la possibilità stessa di coltivare, di investire, di innovare. In questo senso, l’acqua è un moltiplicatore di opportunità, ma anche un potenziale amplificatore di disuguaglianze, laddove la sua gestione risulti inefficiente o iniqua.

Le occasioni che non si possono perdere sono, innanzitutto, quelle legate alla capacità di trasformare episodi come questo in momenti di discontinuità. La crisi idrica, ormai strutturale, impone un cambio di paradigma che non può limitarsi alla manutenzione delle infrastrutture esistenti, ma deve includere una revisione complessiva delle politiche di gestione. Ciò significa investire in sistemi di accumulo più efficienti, ridurre le perdite lungo le reti di distribuzione, migliorare i sistemi di monitoraggio e controllo, ma anche promuovere pratiche agricole più sostenibili dal punto di vista idrico.

Allo stesso tempo, è necessario superare una frammentazione decisionale che spesso rallenta gli interventi e disperde le responsabilità. La gestione dell’acqua coinvolge una pluralità di attori – consorzi di bonifica, enti locali, regioni, autorità di bacino – che devono essere messi nelle condizioni di operare in modo coordinato e tempestivo. La vicenda delle paratie aperte dimostra che, in assenza di un coordinamento efficace, anche infrastrutture esistenti e funzionanti possono diventare strumenti di inefficienza.

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda il rapporto tra infrastrutture e cultura dell’acqua. Non basta disporre di dighe, invasi e reti irrigue se non esiste una consapevolezza diffusa del valore della risorsa. Questa consapevolezza deve riguardare non solo gli agricoltori, che spesso sono i primi a subire le conseguenze della scarsità, ma anche i gestori, i decisori pubblici e l’intera collettività. L’acqua deve essere percepita come un bene comune, la cui gestione richiede responsabilità condivisa e visione di lungo periodo.

Le strategie per uscire dalla crisi non possono essere univoche, ma devono muoversi su più livelli. Da un lato, è indispensabile intervenire sulle infrastrutture, modernizzandole e rendendole più resilienti ai cambiamenti climatici. Dall’altro, è necessario promuovere l’innovazione tecnologica in agricoltura, favorendo l’adozione di sistemi di irrigazione di precisione, sensori per il monitoraggio dell’umidità del suolo e modelli previsionali per ottimizzare l’uso dell’acqua. Parallelamente, occorre rafforzare la governance, rendendola più trasparente, responsabile e orientata ai risultati.

Ma forse la sfida più importante è quella culturale e politica. Episodi come quello segnalato dalla CIA Due Mari non devono essere archiviati come semplici disfunzioni, ma interpretati come segnali di un sistema che necessita di una profonda revisione. In un contesto in cui il cambiamento climatico ridefinisce le condizioni di produzione agricola, l’acqua diventa il fulcro attorno al quale costruire nuove strategie di sviluppo.

Non cogliere questa occasione significherebbe perpetuare un modello inefficiente e vulnerabile, esponendo il settore agroalimentare a rischi sempre maggiori. Al contrario, trasformare la crisi in opportunità richiede capacità di visione, investimenti mirati e una governance capace di anticipare, piuttosto che inseguire, le emergenze. L’acqua, in questo senso, non è solo una risorsa da gestire, ma una leva strategica per ripensare il futuro dell’agricoltura e dei territori.

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