La storia dimenticata di Bima

A cura di Filippo e Lorenzo – Agricoltori e SImpatizzanti

Ci troviamo negli anni ’70, nel nord- est della Francia ed un normalissimo agricoltore di nome Jaques Bidon sta lavorando nel suo capanno ad un progetto molto particolare ed innovativo.

 

Il suo progetto chiamato BIMA è diventato una leggenda della meccanizzazione francese, anche se pochissimi sanno della sua esistenza. Jacques ebbe l’idea di creare un suo trattore snodato durante gli studi presso l’università di tecnologia quando aveva solo 20 anni.

 

Proprio all’università apprese moltissimo sui sistemi idraulici ed è così che gli venne l’idea di utilizzarli come trasmissione sul suo ipotetico trattore.

 

Dopo la laurea Bidon lavorò in diverse aziende dell’industria meccanica come ingegnere dove acquisì esperienza e si specializzò in idraulica di potenza ed elettronica, conoscenze che saranno fondamentali per creare poi il suo personale marchio di trattori.

 

Nel 1972 per motivi personali dovette ritornare a gestire l’azienda agricola di famiglia assieme a suo fratello, ed è qui che la sua esperienza torna utile per risolvere i problemi di tutti i giorni nelle fattorie. 

In campagna Jacques riprese in mano il suo sogno di un trattore snodato ad alta potenza in grado di svolgere più lavorazioni contemporaneamente e cercò dei contatti per realizzare le sue idee.

Nel 1975 iniziò a collaborare con un ufficio di progettazione che, dopo aver visto i suoi disegni, si interessò al suo progetto di trattore con soluzioni innovative che promettevano una migliore gestione della trazione e una ottimizzazione del lavoro con più attrezzi attaccati allo stesso tempo.

 

Per migliorare il baricentro e la trazione, il motore, un Mercedes da 150 cavalli, venne posto tra i due assi e ogni ruota disponeva di un motore idraulico individuale che la rendeva indipendente. Tutto il mezzo era controllato da un computer che regolava anche l’intero sistema di trasmissione e gestiva la potenza per migliorare rendimento e i consumi, insomma un passo avanti nel tempo di 30 o 40 anni.
Da questo primo avveniristico trattore nato dalle competenze idrauliche di Jacques, vide la luce l’azienda BIMA ed il Polytrac 150, il suo primo trattore creato dopo anni di prototipi e test, che non venne però mai commercializzato.

BIMA 150 Polytrac

Si trattava di un mezzo snodato, con cabina reversibile e ruote isodiametriche studiato per i lavori pesanti in azienda e per eseguire più lavorazioni contemporaneamente, grazie alla possibilità di attaccare attrezzi sia davanti che dietro su dei sollevatori che potevano reggere fino a 10 tonnellate.

 

Rendendosi conto che senza alcun aiuto finanziario era impossibile portare avanti il progetto, nel 1980 venne stabilita una collaborazione con la società francese Albaret, produttrice di rulli stradali, dove vennero ideati i BIMA 250 e 285 nel 1981 e, successivamente, i BIMA 300 e 360 nel 1983, con una piccolissima produzione che affiancò quella dell’azienda concessionaria e che continuò fino al 1993.

In seguito all’acquisizione di Albaret da parte di Caterpillar, la nuova dirigenza decise di abbandonare progetto BIMA e Bidon fu obbligato a trovare u nuovo partner ed a spostare la sua produzione in Spagna, dove vide la luce il suo ultimo modello: il BIMA 4400, un trattore di grandi dimensioni che riusciva ad erogare fino a 400 cv e che presentava le stesse caratteristiche innovative del primo prototipo di Jacques.
In totale vennero prodotti solo 22 trattori BIMA ed al giorno d’oggi, quelli che non sono arrugginiti in un piazzale invaso dai rovi, sono veramente pochissimi, più unici che rari, anche considerando che ogni trattore veniva prodotto su misura per il singolo cliente.

 

Insomma, un mezzo decisamente troppo all’avanguardia per essere compreso ai tempi e un mezzo che, non si sa mai, potrebbe ritornare, infatti, Bruno SAP, industrial designer e research engineer per Massey Ferguson, ha condiviso sul suo profilo Twitter lo schizzo di un trattore articolato da 500 cavalli ispirato proprio al leggendario BIMA di Bidon. 

Rivedremo mai questo sogno su ruote solcare le campagne?

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