La Scuola del Contadino: dalla terra nuove opportunità di inclusione e futuro per i giovani pugliesi

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Un progetto che mette insieme agricoltura, educazione, inclusione sociale e opportunità di lavoro. È questa la visione che anima “La Scuola del Contadino”, il progetto pilota sostenuto dalla Regione Puglia e promosso dalla Cooperativa Sociale Tracceverdi, realtà attiva da oltre un decennio nell’ambito dell’educazione ambientale e dell’agricoltura sociale.

A raccontarne origini, obiettivi e prospettive è Fulvia Maria Funaro, presidente della cooperativa, che dal 2011 opera tra Bari e Gioia del Colle attraverso attività rivolte a giovani, famiglie e persone con fragilità.

«Noi utilizziamo l’educazione ambientale come strumento per avvicinare le persone al mondo della natura e dell’agricoltura sociale», spiega Funaro. «Lavoriamo nelle scuole, nei parchi e in una antica masseria di Gioia del Colle, dove portiamo avanti percorsi che mettono insieme ambiente, formazione e inclusione».

È proprio nella masseria “Il Gelso Ritrovato”, nel territorio gioiese, che prende forma la Scuola del Contadino. Un luogo dove la terra diventa strumento educativo e dove i giovani possono sperimentare un modo diverso di apprendere, crescere e costruire relazioni.

L’iniziativa nasce nel 2020 grazie a un finanziamento ottenuto attraverso il bando “Un Passo Avanti” dell’impresa sociale Con i Bambini, dando vita alla prima scuola contadina gratuita del Sud Italia.

«Con quel progetto abbiamo dato vita a un’esperienza unica nel Mezzogiorno», racconta la presidente di Tracceverdi. «L’attività è proseguita negli anni grazie al sostegno del Comune di Gioia del Colle e ad altri finanziamenti. Oggi la Regione Puglia ha scelto di riconoscere e sostenere questo percorso come progetto pilota, con l’obiettivo di renderlo replicabile anche in altri territori».

La Scuola del Contadino si rivolge ogni anno a circa venti ragazzi tra i 15 e i 22 anni, molti dei quali presentano fragilità legate a disturbi dello sviluppo, bisogni educativi speciali o difficoltà nei percorsi scolastici tradizionali.

L’obiettivo è contrastare il disagio giovanile, la povertà educativa e il rischio di esclusione sociale attraverso un modello formativo innovativo che utilizza l’agricoltura sociale come strumento di crescita personale e professionale.

«Utilizziamo tutti i principi dell’agricoltura sociale per avvicinare questi ragazzi al mondo della natura e dell’agricoltura», sottolinea Funaro. «Cerchiamo di trasferire competenze pratiche, ma soprattutto di lavorare sull’autonomia personale, sulla capacità di stare in gruppo e sulla consapevolezza di essere parte di una comunità».

La metodologia adottata si basa sull’educazione outdoor e sull’apprendimento esperienziale. I ragazzi imparano a progettare e coltivare un orto, a conoscere le stagionalità, a curare il verde, a svolgere attività agricole e a comprendere i processi di trasformazione dei prodotti.

Ma il progetto va ben oltre l’acquisizione di competenze tecniche.

«Mettere le mani nella terra, stare in natura e condividere un’esperienza con gli altri produce benefici enormi», afferma la presidente di Tracceverdi. «Molti giovani oggi hanno perso il contatto diretto con l’ambiente naturale e noi cerchiamo proprio di recuperare questo rapporto, offrendo loro uno spazio protetto in cui crescere, sperimentarsi e acquisire fiducia nelle proprie capacità».

Fondamentale è il lavoro di rete che sostiene l’iniziativa. Accanto a Tracceverdi operano infatti la Cooperativa Sociale SoleLuna e l’Associazione Effetto Terra.

La Cooperativa Sociale SoleLuna garantisce il supporto educativo attraverso la presenza di educatori specializzati che affiancano i ragazzi durante tutte le attività progettuali, oltre a fornire il servizio di trasporto necessario per consentire la partecipazione ai laboratori e alle esperienze sul campo.

L’Associazione Effetto Terra contribuisce invece allo sviluppo del Gruppo di Acquisto Solidale (G.A.S.), uno degli strumenti più innovativi del progetto, pensato per accompagnare i partecipanti lungo tutto il percorso produttivo e relazionale legato all’agricoltura.

«L’idea è quella di non fermarsi alla coltivazione dell’orto», spiega Funaro. «Vogliamo che i ragazzi comprendano anche gli aspetti organizzativi, comunitari e sociali che ruotano attorno alla produzione agricola. Il Gruppo di Acquisto Solidale rappresenta un’importante occasione di apprendimento e responsabilizzazione».

Accanto alle attività svolte in masseria, il progetto prevede visite, laboratori e stage presso aziende agricole del territorio, offrendo ai ragazzi l’opportunità di conoscere da vicino le diverse filiere dell’agroalimentare pugliese.

Le prime esperienze hanno riguardato la raccolta delle ciliegie, mentre nei prossimi mesi sono previste attività presso aziende del comparto lattiero-caseario e realtà impegnate nella tutela della biodiversità agricola.

«Vogliamo mostrare loro tutte le opportunità che il mondo agricolo può offrire», racconta ancora Funaro. «Il nostro obiettivo finale è creare percorsi che possano trasformarsi in opportunità concrete di inserimento lavorativo. Se uno di questi ragazzi riuscisse a trovare il proprio futuro professionale grazie a questa esperienza, per noi sarebbe il risultato più importante».

In questo percorso un ruolo strategico è svolto da UCI Puglia, partner del progetto attraverso la rete delle aziende associate che hanno scelto di mettere a disposizione competenze, esperienze e occasioni di confronto diretto con il mondo produttivo.

Grazie al coinvolgimento delle imprese aderenti all’associazione, i ragazzi hanno la possibilità di conoscere da vicino le principali filiere agricole regionali — da quelle frutticole a quelle vitivinicole e zootecniche — entrando in contatto con realtà imprenditoriali che rappresentano il cuore dell’agricoltura pugliese.

Una collaborazione che testimonia la visione di UCI: un’organizzazione che non guarda soltanto agli aspetti economici e produttivi del comparto agricolo, ma che interpreta il proprio ruolo come parte attiva della comunità, promuovendo percorsi di inclusione, formazione e crescita sociale.

Le aziende associate diventano così protagoniste di un modello di agricoltura a 360 gradi, capace di generare valore economico ma anche opportunità, relazioni e sviluppo per il territorio.

«La Scuola del Contadino rappresenta un esempio concreto di come l’agricoltura possa diventare uno straordinario strumento di inclusione, formazione e crescita personale», dichiara il presidente di UCI Puglia, Vito Laterza. «Come UCI crediamo che le aziende agricole debbano essere protagoniste non solo dello sviluppo economico dei territori, ma anche della loro crescita sociale. Per questo abbiamo scelto di sostenere il progetto, mettendo a disposizione la nostra rete di imprese e le competenze dei nostri associati. Investire nei giovani, soprattutto in quelli che vivono situazioni di fragilità, significa investire nel futuro dell’agricoltura pugliese e delle nostre comunità».

Autore

  • Francesca Galizia

    Mi chiamo Francesca Galizia e sono laureata in Agraria. Questo settore, per me, è croce e delizia: complessità, stupore, ma anche fatica. Il mondo agricolo è estremamente eterogeneo e capirne le dinamiche non è spesso facile, ma è talmente affascinante e ricco che staccarcisi è impossibile. C'è una frase che mi accompagna da quando ho iniziato il mio percorso di studi e che penso non mi abbandonerà mai: “In agricoltura non c'è una risposta universale, l’unica risposta possibile è: ‘dipende’.”

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