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Istat: in 38 anni scomparse 2 aziende agricole su 3

7° Censimento, prevalgono aziende familiari, Sos digitalizzazione

by Foglie TV

Sono meno, ma più grandi, solide e performanti. Quello sulle aziende agricole che restituisce l’Istat col 7° Censimento generale dell’agricoltura, svolto tra gennaio e luglio 2021, con riferimento all’annata agraria 2019-2020, è un dato che va attenzionato in tutta la sua complessità.
Nel complesso, emerge un quadro evolutivo caratterizzato sia dall’inevitabile e progressivo processo di uscita dal mercato delle aziende non più in grado di sostenere la propria attività – prevalentemente di piccole dimensioni e a gestione familiare – sia dalla crescente divaricazione tra proprietà e gestione dei terreni a uso agricolo, con la forte espansione di forme di gestione alternative, derivanti dalle crescenti incertezze in merito alla sostenibilità futura dell’attività agricola.
Il primo dato che emerge è il sensibile calo del numero di aziende: a ottobre 2020 ne risultano attive 1.133.023; nell’arco dei 38 anni intercorsi dal 1982 – anno di riferimento del terzo censimento – sono scomparse quasi due aziende agricole su tre. La riduzione è stata più accentuata negli ultimi vent’anni, con il numero di aziende che si è più che dimezzato rispetto al 2000. in 38 anni, però, la dimensione media delle aziende agricole è più che raddoppiata. Oltre la metà della SAU continua a essere coltivata a seminativi (57,4%); seguono prati permanenti e pascoli (25%), le legnose agrarie (17,4%) e gli orti familiari (0,1%).
E’ evidente il notevole processo di concentrazione dell’imprenditoria agricola tuttora in atto. È infatti importante notare come, nel confronto con il 1982, le flessioni della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) e della Superficie Agricola Totale siano state molto più contenute rispetto al numero di aziende (rispettivamente -20,8% e -26,4%). In 38 anni, come conseguenza della diminuzione più veloce del numero di aziende agricole rispetto alle superfici, la dimensione media delle aziende agricole è più che raddoppiata sia in termini di SAU (passata da 5,1 a 11,1 ettari medi per azienda) che di SAT (da 7,1 a 14,5 ettari medi per azienda). Se si limita il confronto agli ultimi due Censimenti generali, riferiti al 2010 e al 2020, il numero di aziende è sceso poco oltre il 30% (-487mila), a cui si è associato un calo meno drastico della SAU, (-2,5%) e della SAT (-3,6%).
Il VII censimento generale dell’agricoltura dell’Istat ‘fotografa’ il processo di rafforzamento imprenditoriale del settore primario. Descrive un mondo agricolo vitale e orientato allo sviluppo sostenibile, che può ancora crescere per conquistare nuovi spazi sui mercati interni e a livello internazionale. Un’agricoltura sempre più giovane e dinamica, con tantissime imprese a conduzione femminile e con una crescente attenzione agli sviluppi della ricerca e alle sue applicazioni, ma anche alla digitalizzazione, tanto che in dieci anni è quadruplicata l’informatizzazione delle aziende agricole, e all’innovazione, con un’azienda agricola su dieci che ha effettuato almeno un investimento in tale ambito. Un comparto che ha saputo reggere l’urto causato dalle diverse crisi che ha attraversato e che è riuscito a farlo aggregandosi e adattandosi ai cambiamenti, differenziando l’offerta e abbracciando convintamente la multifunzionalità, che è la vera e propria chiave di volta della sostenibilità economia del primario: lo dimostra la grande crescita degli agriturismi, delle fattorie didattiche, dell’agricoltura sociale e di tutte le attività connesse.

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