Intervista all’Assessore Regionale all’agricoltura Donato Pentassuglia


Assessore qual’è la sua posizione sul reddito di cittadinanza?

Si tratta di una misura nata con l’ambizioso obiettivo di contrastare la povertà. E’, più in generale, uno strumento pensato per colmare le disuguaglianze, purtroppo ancora evidenti, che dividono il Mezzogiorno dal resto d’Italia,  in termini economici e occupazionali. La Puglia nel solco di questo intervento nazionale si è dotata del ReD, il reddito di dignità, che ha consentito, tra le altre cose, di estendere la platea dei beneficiari esclusi dal Reddito di cittadinanza e supportare i pugliesi, specialmente nel corso di quest’ultimo biennio particolarmente difficile. 

Sono dell’idea, però, che una misura così importante vada attualizzata e migliorata perché risponda in toto ai bisogni economici, occupazionali, sociali del nostro Paese e offra reali strumenti di accompagnamento al ricollocamento. Il dibattito politico che ruota attorno a questo intervento è tuttora in atto. Credo sia fondamentale che, sopra ogni cosa, diventi complementare al bisogno crescente di manodopera, anche stagionale, come accade in agricoltura e nel settore turistico. Il Governo nazionale è intervenuto in tal senso offrendo la possibilità ai datori di lavoro del settore agricolo di sottoscrivere contratti a termine non superiori a 30 giorni e senza subire la perdita o la riduzione dei benefici previsti dal Reddito di cittadinanza. Ma è necessario fare di più e lavorare per rendere tale misura non meramente assistenzialistica ma piuttosto dinamica ed efficace per la tenuta del nostro Paese, garanzia di dignità e di futuro per famiglie e imprese. 

Ritiene che ci sia un legame di consequenzialità tra reddito di cittadinanza e mancanza di manodopera nel comparto agroalimentare?

Non credo ci sia una univoca relazione causa effetto, piuttosto il reddito di cittadinanza acuisce difficoltà di approvvigionamento di manodopera che spesso è legata a condizioni di lavoro poco dignitose e a salari non idonei. 

In alcune assise congressuali lei ha anticipato il lancio di una piattaforma regionale per la intermediazione del lavoro agricolo che vede una sinergia con altri assessorati. Può dirci di più?

La formazione, la qualificazione, la specializzazione in agricoltura è un passo importante per dare valore alle nostre produzioni e offrire, specie alle giovani generazioni, opportunità di lavoro e di futuro in ambito agricolo, agroalimentare e forestale. Come Assessorato regionale all’agricoltura in sinergia con la Formazione abbiamo già avviato un percorso che dia forza e sviluppo a nuove e qualificate professionalità, attraverso il riconoscimento di figure come, per esempio, il  mastro oleario, inserito di recente proprio  nelle “Linee Guida” per l’erogazione dei percorsi formativi dedicati ai profili specializzati nella conduzione dei frantoi.

Stesso discorso per il settore dell’enoturismo: come Regione, grazie a una legge regionale ad hoc, abbiamo espressamente indicato le figure dell’enologo, dell’esperto di marketing del vino e il wine manager. Di qui la necessità di investire in formazione e creare una piattaforma di interscambio tra domanda e offerta in ambito agricolo, che sono certo avrà importanti ricadute in termini occupazionali e di sviluppo del comparto agricolo regionale. E’ un progetto che necessita tempo e ci stiamo lavorando.

Quali sono gli assi sui quali poggiano le sue strategie per rendere il settore agroalimentare più solido ed al riparo dalle variabili esogene?

Innovazione di processo e di prodotto, sostenibilità, autosufficienza energetica e, come ho indicato poc’anzi, specializzazione della manodopera. Sono queste le leve per restituire alle future generazioni un’agricoltura sana, remunerativa e resiliente.

A cura della Redazione di Foglie TV

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