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Innovazione varietale nell’agroalimentare

Intervista all'Avv. Vincenzo Acquafredda

by Foglie TV

Parliamo di innovazione varietale nell’agroalimentare. Quale scenario c’è in Puglia?

In Puglia lo scenario legato all’innovazione varietale è sicuramente molto promettente. Diciamo pure che finalmente si sta iniziando a fare quello che si sarebbe dovuto fare molto tempo prima. La Puglia, come è noto, è leader nella produzione di uva di tavola e diversi sono ormai i progetti “autoctoni” di breeding varietale volti alla costituzione di nuove varietà di uva seedless. Al riguardo si possono citare Grape&Grape e la rete Italian Variety Club che nasce dal partenariato pubblico-privato.

La percezione che si ha è che la Puglia voglia definitivamente avere un ruolo di rilievo nel panorama produttivo internazionale non soltanto come territorio d’elezione per la coltivazione di varietà estere ma anche e soprattutto per una produzione di uva seedless 100% made in Puglia.

 

Quali sono le filiere capaci di innovare e rinnovarsi?

La maggiore consapevolezza delle potenzialità legate al territorio ed in particolar modo al ruolo strategico dell’innovazione in agricoltura si riscontra in diverse regioni del sud Italia. In Puglia si assiste ad uno slancio della filiera produttiva dell’uva da tavola, mentre in Basilicata per esempio si assiste ad una importante ed anche in questo caso lungamente attesa valorizzazione del comparto fragolicolo. A Policoro infatti è stato recentemente inaugurato il centro di ricerca e sperimentazione di Nova Siri Genetics, società attiva proprio nel breeding varietale dedicato alla fragola e ai berries. Si tratta di una vera eccellenza che non ha proprio niente da invidiare ai più rinomati centri di sperimentazione varietale del nord europa.

Su che variabili si giocherà il futuro dell’ortofrutta pugliese e quale sarà l’influenza dell’innovazione varietale sui trend?

Quello dell’innovazione varietale è un processo ormai avviato che sta già portando benefici al comparto produttivo ortofrutticolo pugliese e non può essere arrestato. Con l’innovazione varietale si riesce da un lato ad andare incontro alle sempre crescenti richieste della grande distribuzione organizzata e del consumatore finale che è sempre più esigente ( è appunto il caso delle uve seedless che riscuotono sempre più successo) e dall’altro si riesce anche a garantire produzioni sempre più sostenibili in linea con gli obiettivi del green deal europeo e della farm to fork strategy. E per implementare processi di innovazione varietale il mondo della ricerca gioca ovviamente un ruolo fondamentale. Anche in Puglia abbiamo ricercatori di altissimo profilo che con il loro supporto possono senz’altro contribuire ad accrescere la competitività dell’intero comparto ortofrutticolo pugliese. In tale contesto il ruolo della proprietà intellettuale è di fondamentale importanza rappresentando lo strumento per garantire una opportuna tutela ai risultati ottenuti con l’innovazione e quindi con il miglioramento varietale.

C’è qualche filiera capace più di altre di intercettare i fabbisogni del mercato e quale, invece, riesce a “creare il bisogno”?

Penso che le filiere che più riescono allo stesso tempo ad intercettare e a creare aspettative nel mercato siano proprio quelle dell’uva seedless e dei berries. Nel primo caso si tratta di una scelta consumeristica dettata dalla sempre maggiore preferenza accordata a questo tipo di uva senza semi di più facile consumo e nel secondo caso invece la preferenza dipende dal trend in costante crescita legato al consumo di prodotti salutistici come sono senz’altro i frutti rossi. Senza poi dimenticare le varietà di frutti esotici che possono ulteriormente contribuire a far evolvere la produzione ortofrutticola diversificandola rispetto alle colture tradizionali.

Lei ha partecipato di recente ad un convegno di levatura internazionale sull’argomento. Cosa è emerso?

A livello internazionale è ormai comune ritrovarsi a parlare di innovazione in agricoltura. La forte percezione che si ha è che il comparto primario sia ormai diventato un vero settore industriale avendo definitivamente perso la propria atavica qualificazione di settore arretrato e poco all’avanguardia. Voglio dire che ormai anche in agricoltura si parla comunemente di brevetti, know how e trasferimento tecnologico esattamente come avviene nell’industria “tradizionale”.  C’è però ancora tanto da fare e a livello istituzionale il ruolo dell’Europa è di fondamentale importanza specialmente per continuare ad accreditare sempre più l’applicazione in agricoltura delle cosiddette New Breeding Techniques ed in particolare del genome editing che va definitivamente sdoganato dall’alveo degli OGM.

A cura della redazione

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