Innovazione varietale, la tortuosa strada tra marchi, brevetti e….club varietali

All’interno del mercato ortofrutticolo sono sempre più frequenti ed inevitabili situazioni di grande competizione tra produttori situati in tutto il mondo. Ne risulta una forte globalizzazione che riguarda sia gli aspetti produttivi sia i diversi attori che intervengono in fasi successive della filiera, rendendo così necessaria l’adozione di nuove strategie economiche al fine di affermare e mantenere la competitività sul mercato. 

Per essere competitivo oggi il produttore deve diversificare il prodotto con diverse varietà, seguendo disciplinari stringenti in ossequio a regole ben definite che ne limitano il potere decisionale. Così ci si trova costretti ad aderire a Club Varietali, strumenti tramite i quale viene diffusa una nuova varietà seguendo programmi ben definiti e controllati di ricerca e sviluppo, produzione e immissione del prodotto sul mercato, secondo un concetto di filiera integrata e in base a precise analisi di mercato. 

Storicamente i primi Club varietali sono nati intorno agli anni ’90, si tratta di brevetti alla base produttiva biologica, attraverso i quali è possibile controllare il prodotto lungo l’intera filiera da parte dei costitutori o dei licenziatari, permettendo inoltre, di contraddistinguere il prodotto nel mercato tramite l’utilizzo di un marchio che ne favorisca la riconoscibilità. Il controllo della filiera viene effettuato con il principale scopo di ottenere una situazione di equilibrio tra domanda e offerta, in modo da riuscire ad influenzare il prezzo di vendita e di remunerare in modo adeguato ogni attore che interviene nei diversi passaggi della filiera produttiva. Le principali varietà che oggi vengono sottoposte a tutela sono quelle cultivar che presentano un elevato grado di differenziazione e che quindi permettono uno sfruttamento dell’immagine molto elevato, una facile attività commerciale ed un forte impatto sul consumatore.

Al giorno d’oggi, nel mercato sono presenti molteplici possibilità per poter accertare e difendere una varietà frutticola che, dopo il sostenimento di molto impegno e costi si è riusciti a creare o a gestire. 

Esistono principalmente due diversi modi per proteggere una novità varietale, il marchio d’impresa e il brevetto (o privativa), aventi livelli di garanzia e tutela differenti, inizialmente è opportuno definire il concetto di novità:

Una varietà da frutto è considerata “nuova” se, precedentemente al deposito della domanda di protezione, non ha formato oggetto di atti commerciali in Italia o all’interno della Comunità Europea da oltre un anno e, in altri Stati, da oltre 6 anni. Pertanto la nuova normativa si riferisce invece ai “costituenti varietali” (vegetali interi o parti di vegetali in grado di ricostruire vegetali interi) e ad “un materiale prodotto” definendo che una varietà è nuova se il suo materiale di propagazione ed i prodotti del suo raccolto non sono stati ceduti nei tempi suddetti. Il Reg. 2100/94 definisce, inoltre, quelle cessioni che non sono considerate atto di vendita a terzi. In particolare si desume che l’offerta in vendita e, quindi, per esempio, la pubblicità, viene chiaramente esclusa dagli atti lesivi della novità.”( Morri F., 2012)

Una volta definito cosa può essere oggetto di tutela è possibile definire cosa si intende per brevetto e per marchio di’impresa:

  •  Il marchio ®, protegge il nome commerciale attraverso un simbolo o un logo che ha lo scopo di evidenziare e distinguere un certo prodotto con il principale fine di favorirne una veloce identificazione da parte del consumatore finale, ed allo stesso tempo, differenziare il prodotto di un imprenditore da quello di un altro. Da questo ne deriva che quando viene registrato un marchio, relativamente ad una certa varietà vegetale, sarà impedito a terzi di utilizzare lo stesso marchio per il medesimo prodotto, ma non potrà vietare che tali terzi moltiplichino la varietà senza autorizzazione.

  • Il brevetto, per le novità vegetali è un titolo che conferisce al suo detentore il monopolio di sfruttamento temporaneo di un’invenzione per un periodo di 20 anni. Il titolare, una volta acquisito questo certificato dalle autorità preposte, ha quindi il diritto esclusivo di commercializzare direttamente la novità vegetale e di cedere ad altri la possibilità di sfruttarla attraverso il pagamento di un corrispettivo. Il brevetto conferisce inoltre il potere di vietare a terzi la produzione o la vendita. Oggi il costitutore (persona o società delegata) può richiedere la protezione brevettuale per una novità varietale con estensione dei diritti al solo territorio nazionale, su tutto il territorio della Comunità Europea o anche in alcuni casi a livello internazionale. Per essere idonee alla protezione , le varietà devono però rispettare alcuni requisiti come

  1. Novità e distinguibilità dalle varietà già esistenti;
  2. Omogeneità;
  3. Stabilità, la varietà deve mantenere la stabilità nei suoi caratteri anche dopo riproduzioni o moltiplicazioni successive.

La creazione di un club permette di basarsi sulle caratteristiche di un prodotto per posizionare il frutto al top della gamma e supportare l’attività commerciale con una mirata e progressiva campagna di comunicazione che andrà a sottolineare le peculiarità ed i tratti distintivi. In questo modo il controllo esercitato dal Club è totale, e riguarda la creazione di una nuova varietà, passando per l’acquisizione, la propagazione, la produzione fino ad arrivare alla commercializzazione della stessa.

Tuttavia un Club deve svolgere le funzioni di un centro strategico di sviluppo che sappia cosa proporre, come proporlo, a chi proporlo e perché proporlo: quali sono le migliorie, quali i fabbisogni del consumatore che vengono soddisfatti? 

Senza questa funzione strategica il club non fa altro che frammentare ulteriormente l’offerta, creando ulteriore caos sul mercato.

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