Impresa agricola vincente: audacia e visione guidano tecnologia ed innovazione!
Un’impresa agricola è vincente quando cammina con gambe diverse da quelle di chi l’ha partorita. Mi piace pensarla così per gli Oscar Green, nati da un’intuizione di un gruppo di lavoro che, ormai venti anni fa, guidavo con orgoglio.
Ogni anno, gli Oscar Green celebrano innovazione, visione, progetti identitari. Certo, rispetto a venti anni fa, abbiamo a disposizione strumenti straordinari: sensoristica e digitale per la gestione delle risorse, sistemi di precisione, robotica, e dulcis in fundo, l’IA, capace di monitorare, prevedere, ottimizzare. Ma l’innovazione tecnica, da sola, rischia l’omologazione. Si guarda al processo, al sistema tecnico, ma raramente al sistema che dà identità, quello che connette il prodotto alla cultura, al territorio, alla comunità. La tecnologia diventa fine a sé stessa se manca un grado di aderenza tra sistema valoriale e sistema operativo.
E i giovani? Il loro ruolo è cruciale, e proprio qui il paradigma degli Oscar Green fa la differenza: premiare l’audacia di pensiero prima che la tecnica. Come ho talvolta sottolineato, l’obiettivo di un premio non deve essere quello di celebrare semplicemente l’innovazione in senso stretto, ma valorizzare chi ha una visione capace di leggere l’agricoltura come sistema complesso, integrando innovazione, sostenibilità, identità e futuro. Ma quanti, oggi, sono veramente in grado di “pensare” l’agricoltura? Non solo come produzione o efficienza, ma come ecosistema complesso nel quale si intrecciano scelte genetiche, modalità produttive, dinamiche di mercato e responsabilità istituzionali.
Ci sono decisioni fondamentali da affrontare: agricoltura intensiva o rigenerativa? Innovazione genetica affidata a breeder che guardano solo al matching prodotto/mercato o genetica che dialoga con l’anello produttivo, con la politica agricola e con il consumatore? E l’IA? Strumento potente, sì, ma che rischia di omologare e processare solo alcune colture, trasformandole in cultura dominante, mentre tutto ciò che rimane fuori viene marginalizzato.
Gli Oscar Green, quindi, oggi, a distanza di venti anni, vogliono interpretare il ruolo di catalizzatori del futuro e premiano chi pensa fuori dagli schemi, chi osa immaginare un sistema agroalimentare integrato, consapevole e identitario, chi vede oltre la tecnologia e legge il valore culturale, sociale ed ecologico della terra. Non basta migliorare un processo o ottimizzare una resa: occorre innovare il pensiero, costruire connessioni tra territori, comunità e mercato, e dare visibilità a chi osa cambiare le regole del gioco.
Insomma, un premio per chi sa pensare l’agricoltura come visione, capace di rigenerare territori, culture e relazioni, premiando chi osa immaginare l’impossibile, perché l’agricoltura del futuro ha bisogno di audacia oltre che di tecnologia.