Mutui imprese agricole femminili: dalla manovra 15 milioni per il bando Donne in campo

Imprenditoria femminile: a maggio si parte con le domande per i contributi del Fondo Mise


Maggio mese importante per la richiesta degli incentivi per l’imprenditoria femminile che interessa, in parte, anche il settore agricolo. Si tratta delle misure del Fondo impresa femminile, gestito dal ministero dello Sviluppo economico (Decreto interministeriale 30 settembre 2021), che conta su uno stanziamento di 200 milioni, di cui 160 milioni a valere sulle risorse del Pnrr ed il resto a valere sulle risorse stanziate dalla Legge di Bilancio per il 2021.

Sono ammissibili alle agevolazioni investimenti nei settori dell’industria, dell’artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli, dei servizi, del commercio e del turismo. Non sono ammissibili investimenti nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli.

Due le linee di azione:

1- incentivi per l’avvio di nuove imprese femminili non ancora costituite e costituite da non più di 12 mesi;

2- incentivi per lo sviluppo e il consolidamento delle imprese costituite da più di 12 mesi.

Si parte da maggio con la compilazione delle domande. Il calendario prevede infatti che per l’avvio di nuove imprese la preparazione delle richieste prende il via dalle ore 10 del 5 maggio mentre per la presentazione l’apertura è fissata dalle ore 10 del 19 maggio. Per quanto riguarda lo sviluppo delle imprese femminili la compilazione è possibile dalle ore 10 del 24 maggio, mentre per la presentazione si va al 7 giugno (ore 10). Lo sportello si chiuderà quando saranno esaurite le risorse.

Il provvedimento si rivolge a lavoratrici autonome ed ad imprese a prevalente partecipazione femminile, ed in particolare a: società cooperative o società di persone con almeno il 60% di donne socie; società di capitali le cui quote di partecipazione spettino per almeno 2/3 a donne e i cui organi di amministrazione siano costituiti per almeno due terzi da donne; imprese individuali la cui titolare è una donna.

Sul sito del ministero dello Sviluppo economico sono state pubblicate alcune FAQ in ordine ai requisiti e alle iniziative ammissibili.

Quanto ai soggetti beneficiari, sono escluse le imprenditrici degli studi professionali associati, mentre rientrano le libere professioniste in possesso di partita Iva. Per le imprese, il Mise precisa che non sono elementi rilevanti per l’accesso ai finanziamenti il fatturato annuo o il numero di dipendenti donna.

Quanto alla forma giuridica, gli incentivi sono rivolti alle società di persone, società cooperative (comprese le cooperative sociali di tipo A e B), società di capitali, ditte individuali e attività di libera professione (in possesso di partita Iva senza obbligo di iscrizione al registro delle imprese).

Le imprese già costituite devono possedere i requisiti di impresa femminile al momento della presentazione della domanda e fanno fede i dati come risultanti dal Registro delle imprese alla data di presentazione della domanda. Possono presentare domanda di accesso alle agevolazioni previste dal Capo II (Avvio d’impresa) del decreto del Mise anche le persone fisiche che intendono costituire un’impresa femminile e le costituende imprese in forma societaria; in tale ultimo caso l’impresa è ammessa agli incentivi a condizione che sussistano i requisiti prescritti a seconda della forma giuridica (soci, quote, amministratori) e che non vi siano tra i futuri soci persone giuridiche. L’ammissione alle agevolazioni è subordinata all’invio, entro 60 giorni dalla comunicazione del positivo esito della valutazione del progetto presentato, della documentazione comprovante l’avvenuta costituzione dell’impresa femminile o l’apertura della partita IVA.

Le agevolazioni sono finalizzate a finanziare programmi di investimento, da realizzare entro 24 mesi, che possono comprendere spese per investimenti, costo del lavoro e spese per il capitale circolante, queste ultime in un massimo del 20% del programma (25% per le imprese con più di 36 mesi). I programmi di investimento per le agevolazioni per l’avvio dell’impresa femminile possono prevedere spese ammissibili fino a 250mila euro, quelli per lo sviluppo delle stesse fino a 400mila (non c’è un limite minimo di spesa).

Per le imprese femminili di nuova costituzione (meno di 12 mesi) che presentano un progetto di investimento, l’agevolazione riconosciuta è nella forma di un contributo a fondo perduto, secondo la seguente articolazione:

  • per progetti fino a € 100.000 (iva esclusa) l’agevolazione copre fino all’80% delle spese (o fino al 90% per donne disoccupate) e comunque per un importo massimo del contributo di € 50.000.
  • per progetti fino a € 250.000 (iva esclusa) l’agevolazione copre il 50% delle spese, e comunque per un importo massimo del contributo di € 125.000
  • Alle imprese beneficiarie sono erogate anche servizi di assistenza tecnico gestionale, per un valore massimo di € 5.000.

Per le imprese costituite da oltre 12 mesi, l’agevolazione è costituita da un contributo a fondo perduto e da un finanziamento a tasso zero da restituire in 8 anni, secondo la seguente articolazione:

  • per le imprese costituite da oltre 12 mesi e da non più di 36 mesi, sono ammissibili progetti di investimento fino a € 400.000 e l’agevolazione è concessa per 50% come contributo a fondo perduto e 50% come finanziamento a tasso zero, fino a copertura dell’80% delle spese (€320.000);
  • solo per le imprese con oltre 36 mesi di vita, l’agevolazione per spese di investimento è concessa per 50% come contributo a fondo perduto e 50% come finanziamento a tasso zero, fino a copertura dell’80% delle spese (€320.000) mentre le esigenze di capitale circolante son agevolate interamente con contributo a fondo perduto.
  • Alle imprese beneficiarie sono erogate anche servizi di assistenza tecnico gestionale per un valore massimo di € 5.000.

Quanto alle spese ammissibili al finanziamento, il ministero ha indicato la seguente lista:

a) immobilizzazioni materiali (impianti, macchinari, attrezzature) tra cui rientrano: spese connesse all’installazione di macchinari, impianti ed attrezzature; macchinari, impianti e attrezzature necessari per l’erogazione di servizi con la formula della sharing economy, purché gli stessi beni siano identificabili singolarmente e localizzabili in modalità digitale ;opere edili esclusivamente nel limite del 30% del programma di spesa agevolabile ,strutture mobili e prefabbricati a servizio esclusivo dell’iniziativa agevolata, purché amovibili e strettamente funzionali al raggiungimento degli obiettivi del programma agevolato.

b) immobilizzazioni immateriali che comprendono: acquisizione brevetti, acquisizione di programmi informatici e soluzioni tecnologiche, commisurate alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa femminile. Il Mise fornisce anche qualche esempio.

c) spese relative alla progettazione e sviluppo di software applicativi, piattaforme digitali, applicazioni, soluzioni digitali per i prodotti e servizi offerti, ovvero per i relativi processi di produzione e erogazione nonché alla progettazione e sviluppo di portali web, anche a solo scopo promozionale.

d) Contributi per il personale dipendente assunto dopo la data di presentazione della domanda e impiegato funzionalmente nella realizzazione dell’iniziativa agevolata;

e) spese per capitale circolante, che comprendono: materie prime, sussidiarie, materiali di consumo; servizi di carattere ordinario, strettamente necessari allo svolgimento delle attività dell’impresa; godimento di beni di terzi, quali le spese di affitto relative alla sede aziendale ove viene realizzato il progetto imprenditoriale; canoni di leasing o costi di noleggio relativi a impianti, macchinari e attrezzature necessari allo svolgimento delle attività dell’impresa; oneri per la garanzia (fidejussione o polizza fidejussoria) richiesta nel caso di erogazione dell’anticipazione pari al 20% delle agevolazioni concesse.

 

Foglie è il modo migliore per conoscere l’agricoltura

Sfoglia la rivista

Foglie TV Administrator
Potrebbe interessarti anche...