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Il vino italiano traina l’export

by Foglie TV

Ma è sempre più minacciato dal nuovo corso green e  salutistico

L’intero ciclo economico della produzione e della commercializzazione del vino crea circa 3 milioni di posti di lavoro diretti a tempo pieno e che nei primi sette mesi del 2021 gli scambi di vino, che rappresentano la prima voce dell’export agroalimentare della UE, hanno registrato un aumento del 30%, raggiungendo quota 2,2 miliardi di euro. Il vino Made in Italy conquistato la leadership in Europa per produzione ed esportazioni: vale la pena ricordare che già nel 2021 le esportazioni italiane hanno registrano un rimbalzo del 19%. Un’annata record anche per la Puglia con un fatturato record di 1 miliardo per il vino pugliese nel 2021. Tra i primi dieci posti delle bottiglie che hanno fatto registrare il maggior incremento dei consumi in valore del vino italiano, spingendolo verso il successo, troviamo nelle prime quattro posizioni due vini pugliesi, il Primitivo pugliese (+23,6%) e il Negroamaro pugliese (+14,6%).

Quindi mai così tanto vino è stato acquistato all’estero. Ma a minacciare questo trend sono le politiche dei consumi che si stanno elaborando a Bruxelles. 

Nelle scorse settimane è stata approvata la relazione redatta dalla commissione speciale per la lotta al cancro (Beca) del Parlamento Europeo che pone un pesantissimo veto al consumo di vino. I punti dibattuti del documento vertono sul fatto che non esiste un livello sicuro di consumo di alcol, e che non si fa alcuna distinzione tra il vino e i superalcolici, tra l’abuso e il bere moderato. Un documento che impatta (molto) sul futuro di alcuni comparti strategici dell’agroalimentare italiano. La relazione non si limiterebbe a proporre aumenti delle tasse ma secondo le organizzazioni di categoria spingerebbe ad introdurre allarmi per la salute nelle etichette delle bevande alcoliche come per i pacchetti di sigarette.  Una decisione che ne scoraggerebbe il consumo da parte di quasi un italiano su quattro (23%) che smetterebbe di bere o ne consumerebbe di meno, secondo un sondaggio on line di Coldiretti. Ma a preoccupare sono soprattutto gli effetti sulle esportazioni, che superano i consumi interni, per un valore destinato a sfondare per la prima volta quota 7 miliardi di euro.

Si tratta peraltro di un orientamento incoerente con il sostegno accordato dal provvedimento alla Dieta Mediterranea, considerata un modello alimentare sano e benefico per la prevenzione di molte malattie, tra cui il cancro, ma che si fonda anche sul consumo regolare di un bicchiere di vino ai pasti.

Questa relazione, di fatto, ha delle conseguenze immediate per il comparto, penalizzato per l’accesso ai fondi europei, vincolato al rispetto di alcuni principi contenuti  in documenti strategici, dal Farm to Fork al Piano di lavoro sulla promozione in agricoltura 2022 passando per il piano comunitario di lotta al cancro che, evidentemente, sarà in linea col Piano di Azione di lotta al cancro in fase di concertazione dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (che fissa l’obiettivo della riduzione del 20% di alcol entro il 2030). Entro il mese di gennaio si potrebbe cambiare il testo della relazione sul Piano europeo di lotta contro il cancro che, allo stato attuale, penalizza fortemente non solo i produttori di vino, ma anche quelli di salumi, carni rosse, etc. 

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