Il Paradosso dell’Uva da tavola: cresce la qualità, crollano i prezzi, sparisce la logica
La campagna dell’uva 2025 mostra qualità e volumi in crescita, ma i prezzi crollano fino a 70-80 cent/kg. Mancanza di programmazione e aggregazione tra i produttori portano a una competizione al ribasso che mette a rischio il futuro del settore.
Una campagna, quella dell’uva da tavola, in linea con le rese medie, ma anche di fronte a volumi incoraggianti la mancanza di aggregazione e, soprattutto, di visione ha creato un atteggiamento dei produttori a metà strada tra isteria e autolesionismo.
Le stime
Le previsioni indicano una produzione complessiva in leggero aumento rispetto alla campagna precedente, trainata soprattutto dai principali areali di produzione nelle province di Bari, Bat e Brindisi. Le varietà più diffuse in Puglia restano quelle a maturazione precoce e media: development di nuovi cloni e pratiche agricole mirate alla sostituzione di vecchie viti hanno contribuito a migliorare la qualità e la stabilità delle rese.
Le condizioni climatiche stagionali hanno influito sui volumi: periodi di siccità in fase di allegagione hanno ridotto parzialmente le rese in alcune aree, ma interventi irrigui mirati hanno contenuto l’impatto. Le prospettive per i mercati esteri rimangono favorevoli, con domanda sostenuta da mercati tradizionali (Europa e Mediterraneo) e interessi crescenti verso esportazioni extra-UE.L’andamento dei prezzi
Ricordiamo che si era partiti col piede giusto: i primi grappoli nella prima decade di luglio sono stati venduti con quotazioni di circa 1,50 euro al chilo, per varietà come le seedless Prime (bianca) e la Star Light (rossa). Tuttavia, da luglio ad agosto la situazione, almeno per le quotazioni, è cambiata radicalmente. A pesare sia la necessità di molti produttori di rientrare delle spese (ingenti) sostenute nell’irrigazione, sia il clima di incertezza che ha spinto molti ad accontentarsi, perché magari preoccupati di ciò che poteva avvenire a settembre. Un sentiment che l’anello della commercializzazione ha compreso sin da subito e che, sicuramente, ha alimentato attraverso i canali distributivi che hanno iniziato a fare offerte già a fine agosto, offerte che dire “illogiche” è anche poco.
Di fatto si è arrivati così alle quotazioni fuori mercato sui 70-80 centesimi. E a poco vale la questione (più che giusta, giustissima) di una competizione sleale con quei Paesi che non applicano i contratti e le leggi sociali: l’etica, come la legge, non è uguale per tutti. Il mercato è ancora poco sensibile verso il lavoro agricolo di qualità e, di fatto, la disponibilità all’acquisto non acquisisce spinta e non crea un plusvalore. La patata bollente torna, quindi, nelle mani del produttore: se per un anno i volumi crescono, magari attestandosi su valori medi, si torna punto e a capo. Senza considerare che in questi anni c’è stato un aumento importante nella messa a dimora di nuovi impianti che entreranno in piena produttività a breve e ciò non potrà che far peggiorare la situazione sia in Puglia che in Italia.
Dunque, per farla breve: troppa uva e prezzi bassi. Tuttavia c’è chi ancora non si dà per vinto e tenta di fare programmazione seria sulla base dei dati. La CUT è arrivata a censire più di 10mila ettari sui 40mila nazionali, acquisendo le informazioni su impianti e varietà. Le leve per fare programmazione ci sono, ma tra il dire e il fare, c’è di mezzo l’aggregazione. La controprova è rappresentata da questa campagna: con il “liberi tutti” non si va da nessuna parte. Programmazione fa rima con diversificazione. Altrimenti c’è la desertificazione, quella non si arresta mai!