Il distretto florovivaistico e del cibo di Puglia insiste sul valore dell’aggregazione

Il 15, il 16 e il 18 marzo il Distretto Florovivaistico e del Cibo di Puglia è stata protagonista, insieme alla Segreteria Tecnica affidata alla Vueffe Consulting, in una tre giorni informativa con lo scopo di aggiornare il tessuto imprenditoriale sulle opportunità di finanziamento per gli operatori delle filiere agroalimentari e florovivaistiche, nell’ambito del PNRR e dei Contratti di Filiera. 

Le tre giornate si sono svolte nei comuni di Taviano, Leverano e Terlizzi . Abbiamo intervistato il Segretario Tecnico del Distretto, il dott. Francesco Vendola 

Dott. Vendola cosa Bolle in pentola oggi con i contratti di filiera?  

I Contratti di Filiera fanno parte di una serie di misure, messe a punto dal Mipaaf, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per rilanciare le filiere agroalimentari, nonché anche quella florovivaistica dopo il periodo pandemico. Sono in fase di attivazione diverse progettualità tra cui quella di presentare un contratto di filiera nuovo per il distretto a livello nazionale, integrando quelle che sono non solo le realtà pugliesi ma anche di altre regioni tra cui la Basilicata e la Toscana. Il distretto Florovivaistico è un Distretto del Cibo grazie al riconoscimento da parte della Regione Puglia, pertanto è stato inscritto  nell’albo nazionale dei distretti del cibo. C’è la forte volontà di coinvolgere attivamente anche altre filiere agroalimentari, come quella vitivinicola, la filiera cerealicola, la filiera olivicola e la filiera lattiero- casearia, quindi un po’ tutte quelle che sono le fiere più importanti in Puglia. 

Lo staff di Foglie ha avuto il piacere di intervistare Giuseppe Caporale, vicepresidente del Distretto Florovivaistico e del Cibo di Puglia. Il distretto torna ad animare i territori al fine di informare sulle opportunità offerte dal PNR dai contratti di filiera, quanto è importante aggregare le forze produttive delle diverse filiere agroalimentari? 

Aggregare è importantissimo perché ormai è alla base di ogni azione e programma di sviluppo, perché integrare e soprattutto fare gruppo è l’unica possibilità che abbiamo, in uno scenario internazionale, di arrivare con un’offerta competitiva, qualitativa e soprattutto anche quantitativa in tutto il mondo agricolo e in tutto il comparto, che poi è legato all’agroalimentare. Fare rete è diventato fondamentale e quindi è veramente positivo che tutti i nuovi finanziamenti e tutte le azioni di supporto arrivino a tutte le aziende agricole capaci di fare networking. Quindi al giorno d’oggi la parola d’ordine deve essere aggregare e fare rete perché insieme riusciamo ad essere più competitivi e soprattutto a garantire qualità, quantità e tracciabilità a tutti i consumatori. Non a caso eventi come questo devono informare anche sull’importanza di fare rete, per affrontare anche tutte quelle che sono le nuove sfide che il futuro ci ci presenterà!  

C’è spazio per una reale integrazione degli anelli della filiera? 

Sicuramente su questo aspetto gioca un ruolo molto importante anche la cultura, quindi è importante fare “cultura” sulla rete, sullo stare insieme. Le piante, quindi il prodotto del florovivaismo, sono la base di tutta la catena produttiva e quindi di tutta la filiera agroalimentare, si parte dalle piante, sia per il le piante ornamentali, sia per tutta la frutticultura. Pensate agli ortaggi e quindi a tutto il mondo agroalimentare, ma anche all’enogastronomia, il vino. C’è un un’opportunità molto concreta di integrare tutte le filiere, però bisogna, come già ho ribadito prima, investire sulla cultura e sulla formazione.  

Qual è stata la risposta dei territori durante questi tre eventi?  

Siamo molto soddisfatti del risultato che abbiamo portato a casa e proprio questi eventi sono degli esempi per la promozione e per la sponsorizzazione della “cultura” di fare rete. 

Foglie è il modo migliore per conoscere l’agricoltura

Sfoglia la rivista

Potrebbe interessarti anche...