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Guglielmi: “La filiera olivicola non esiste, ci sono anelli slegati. È l’ora che frantoiani e produttori condividano la stessa visione”

by Foglie TV
Paghiamo la qualità delle olive, ma a noi non ci viene riconosciuta la qualità nell’olio. Il vero cortocircuito sta tutto qui. E’ inutile che ci giriamo intorno. La verità è che il mercato dell’olio non lo fa Guglielmi, non lo fa la FIOQ o l’AIFO. Lo fanno operatori esterni che molto spesso con la filiera nulla hanno a che fare. E’ così. E noi intanto stiamo a litigare tra agricoltori e frantoiani.

Presidente partiamo dall’inizio. Dopo il vostro annuncio in tanti hanno etichettato la vostra posizione congiunta come “fare cartello”. Come l’avete presa?

 – Di certo non bene, ma dobbiamo fare delle premesse che ineriscono più aspetti culturali che economici. Da sempre il frantoiano viene visto come uno speculatore, ovvero chi lucra sulla pelle dei produttori. Nell’immaginario collettivo siamo non dei commercianti, ma dei mercenari. Ho dedicato la mia vita a combattere questa visione distorta del nostro lavoro. Innanzitutto non siamo semplici trasformatori, siamo maestri oleari e quel maestro racchiude un universo simbolico che parla di conoscenza, cultura, passione e, soprattutto, competenza. L’imprenditore agricolo produce l’oliva di qualità. L’imprenditore frantoiano produce l’olio di qualità. Il prodotto finale che va sul mercato non è l’oliva, bensì l’olio. Che piaccia o no, è così. E l’oliva per diventare l’olio deve attraversare un passaggio che è nevralgico nella filiera olivicola. Un passaggio che non deve e non può essere dato per scontato perché è lì che la qualità dell’oliva si trasforma in olio di qualità.

D – Presidente lei parla spesso di qualità e le si deve dare atto che la FIOQ la valorizza anche nel nome: Frantoiani Italiani Olio di Qualità.

R- La Qualità (lo scriva con la maiuscola) è il comune denominatore che accomuna tutti gli anelli della filiera. Tornando al ragionamento di prima, agricoltori e trasformatori dovrebbero parlare la stessa lingua, quella della qualità, ma continuano a darsi battaglia per mero denaro, svendendosi a vicenda. Come Associazione tendiamo a valorizzare due aspetti: siamo frantoiani italiani (e questo lo rivendichiamo con forza) e vogliamo valorizzare la qualità dell’olio, ma anche dell’oliva.

Riccardo Guglielmi Presidente FIOQ

Riccardo Guglielmi Presidente FIOQ

D – Il corto circuito nella filiera olivicola si è innescato quando avete parlato di quotare le olive  dopo la frangitura delle stesse, ancorandolo in modo proporzionale agli indici di resa e alla qualità dell’olio ricavato.

R – Sì, questa nostra posizione ha destabilizzato molti, ma non è un capriccio, né una decisione avventata, si insinua nel solco di un percorso che abbiamo fatto come associazione e che abbiamo condiviso con AIFO e AFP. Personalmente come FIOQ abbiamo sempre fatto pressioni sui nostri associati per premiare la qualità delle olive 100% italiane, valorizzandola nella quotazione. L’ho ribadito in innumerevoli occasioni e l’ho raccontato anche al Ministro Bellanova in un incontro organizzato presso la struttura di uno dei nostri soci: come frantoiani italiani abbiamo la missione di valorizzare la produzione olivicola di qualità. Ma come frantoiano italiano, al contempo, non vengo tutelato quando vado a vendere l’olio di qualità. Guardi, vengo da una famiglia di frantoiani, siamo ormai alla 4 generazione e mai ci era capitato che un compratore imponesse al proprio autista di fare marcia indietro per soli 2 euro di differenza al quintale tra domanda ed offerta. Parliamo di 2 centesimi al chilogrammo! Come frantoiano mi sono sentito offeso, ma mi sono sentito soprattutto tradito da un sistema che pensa solo alla sua conservazione.

fioq frantoiani italiani di qualitàD – Lei parla di un sistema per non parlare di altro

R – Ormai lo ripeto da tempo senza nascondermi. La filiera olivicola è attanagliata da fenomeni di speculazione che non fanno altro che danneggiare la comunità di operatori che ci lavorano, siano essi produttori o trasformatori. Io parlo di un dato di fatto inequivocabile e, soprattutto, inopinabile e chi ha bisogno di prove evidenziali venga in frantoio a spulciare le fatture di compravendita: negli ultimi anni abbiamo pagato le olive ad un prezzo troppo alto per il mercato. C’è una discrasia, una forbice tra prezzi di acquisto e prezzo di vendita. I conti non tornano da anni.

Paghiamo la qualità delle olive, ma a noi non ci viene riconosciuta la qualità nell’olio. Il vero cortocircuito sta tutto qui. E’ inutile che ci giriamo intorno. La verità è che il mercato dell’olio non lo fa Guglielmi, non lo fa la FIOQ o l’AIFO. Lo fanno operatori esterni che molto spesso con la filiera nulla hanno a che fare. E’ così. E noi intanto stiamo a litigare tra agricoltori e frantoiani.

D – Cosa si auspica?

R – Mi aspetto che alla nostra presa di posizione qualcuno inizi ad ascoltare le istanze dei frantoiani, al fine di cercare di addivenire a posizioni condivise da tutti gli anelli della filiera. I margini per trovare un accordo ci sono.

Riproduzione Riservata – Foglie TV

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