Riccardo Guglielmi Presidente FIOQ

Filiera olivicola nel caos: quotazioni delle olive alte e il prezzo dell’olio scende


La fioq: “senza i frantoiani l’olivicoltura pugliese scomparirà”

“C’è una contraddizione in termini: il costo delle olive aumenta, quello dell’olio scende. Qualcosa non sta andando nel nostro settore. Dunque, chiedo alle organizzazioni agricole dei produttori: è un problema di cattiva gestione dei frantoiani o sta avvenendo qualcos’altro? Da anni rappresentiamo la nostra preoccupazione sul futuro della filiera olivicola e, soprattutto per ciò che concerne l’anello della trasformazione. Ma evidentemente se i frantoi scompaiono, non interessa a nessuno. Beh io con la massima serenità e tranquillità io dico: senza i frantoiani l’olivicoltura pugliese non ha futuro”.

Riccardo Guglielmi, frantoiano di terza generazione e presidente della FIOQ (Frantoiani Italiani Olio di Qualità) non ha mezzi termini nel rappresentare le attuali dinamiche del mercato con quasi tutte le piazze che quotano le olive a prezzi che i frantoiani ritengono fuori mercato, anche perché di olio, fino ad ora, non se ne vende o se ne vende poco, anzi pochissimo.

Una situazione che appare paradossale, se letta con i dati di Ismea di settembre, di cui riportiamo uno stralcio a fianco. Le criticità, d’altronde, le conosciamo tutti: la siccità, la presenza della mosca olearia per ciò che riguarda il primo anello della filiera; gli alti costi di trasformazione come conseguenza dell’aumento del costo dell’energia elettrica per ciò che inerisce il secondo anello. Per la serie: scegliere partite di buona qualità (non ottima) per farne un olio discreto appariva a settembre ed appare oggi difficilissimo.

Dunque perché le quotazioni di olio scendono ed il prezzo delle olive (di qualità non eccelsa) sale?

Effettivamente c’è qualcosa di poco chiaro e che non risponde alle più classiche leggi di mercato. E per la prima volta, si vocifera nei corridoi (o nelle sale di attesa di cooperative o frantoi), anche gli intermediari sono in difficoltà e non sanno che pesci prendere … o che olive vendere! Effettivamente la filiera olivicola pugliese sta sprofondando sempre più nel baratro ed i frantoiani sono la punta dell’iceberg. In quattro anni la nostra regione ha visto chiudere 138 frantoi: nel 2017 erano 904, all’inizio della campagna 2021/2022 erano aperti 776, con un decremento significativo a Lecce (da 227 a 88 e Brindisi da 145 a 128). Ma anche Foggia e Bari hanno visto flettere il numero (in Capitanata da 142 a 131 e a Bari da 219 a 216) con un numero minimo di chiusure anche nella BAT (-2). L’unica eccezione la provincia di Taranto passata da 94 a 128 e che, di fatto, alleggerisce le statistiche. Nel 2021/202 sono state molite 1.162.213 tonnellate di olive per un totale di 177.407 tonnellate di olio prodotto. Aspettiamo di conoscere i dati di questa annata, per poter trarre ulteriori inferenze sullo stato di salute della filiera.

Tendenze e dinamiche elaborate da ISMEA (report di settembre)

Contesto internazionale – Contrariamente alle prime stime dell’autunno scorso, a livello internazionale, la campagna produttiva 2021/22 si è rivelata tutt’altro che scarsa con una produzione di circa 3,4 milioni di tonnellate (+13%). Gli scambi globali del 2021 hanno segnato aumenti in valore a fronte di una battuta d’arresto dei volumi e tale tendenza è proseguita anche nei primi mesi del 2022. Per il consumo mondiale si stima nel 2022 una lieve ripresa (+2%) rispetto a un 2021 che aveva interrotto la striscia positiva in atto nei tre anni precedenti. 

Situazione produttiva in Italia – Pur essendo ancora presto per delineare delle previsioni affidabili, si registrano diffuse preoccupazioni a causa dell’assenza di irrigazione in molte aree olivicole del Paese e, anche in aree dove l’irrigazione di soccorso è una pratica consueta, il limite è spesso costituito dalla capacità degli invasi e dal livello delle falde dei pozzi, già praticamente al limite dopo mesi senza piogge. Solo con la fine di agosto sono ricominciate le precipitazioni che hanno portato sollievo alle piante anche se in alcune aree potrebbero aver favorito attacchi patogeni.  Ai problemi climatici si aggiunge il fatto che in molte aree a più alta vocazione olivicola la prossima raccolta era già da considerare di scarica nella naturale alternanza. Si prevede quindi un’annata produttiva non abbondante e le prossime settimane saranno comunque determinanti per le rese in olio.

Andamento dei prezzi – L’andamento dei prezzi dell’olio d’oliva in Italia nei primi nove mesi del 2022 registra una lieve flessione per l’extravergine a fronte di aumenti nel segmento del lampante e dei raffinati. Una dinamica spiegabile con il fatto che questi ultimi hanno un mercato più correlato a quello degli oli di semi che hanno registrato incrementi a due cifre a partire dallo scoppio della guerra in Ucraina. Commercio estero– Nei primi cinque mesi del 2022 l’import italiano di olio di oliva e sansa è sceso in volume del 4% a fronte di un +21% degli esborsi. Le esportazioni, invece, sono cresciute del 4% in volume con un incremento degli introiti del 23%.

Acquisti domestici – Nei primi sei mesi del 2022 gli acquisti delle famiglie presso i format della distribuzione moderna hanno registrato una flessione dei volumi a fronte di aumenti dei prezzi unitari di vendita dei diversi prodotti.  I minori volumi sono legati al ritorno alla “normalità” dopo la pandemia mentre l’aumento dei prezzi è legato alla situazione economica in atto che da mesi ormai fa i conti con aumenti dei costi di produzione.

Prospettive – L’ elemento sempre al centro delle preoccupazioni degli operatori è quello relativo ai costi di produzione le cui dinamiche assumono connotati di incertezza che non aiutano la programmazione né della produzione nella fase agricola né nelle fasi più a valle. C’è la consapevolezza che l’incremento dei costi difficilmente potrà essere traslato a valle della filiera perché i consumatori già stanno vedendo eroso il proprio potere di acquisto. 

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