Filiera olivicola, dalla Fiera del Levante un appello all’unità: solo facendo sistema si salva l’olivicoltura italiana e pugliese
BARI – La crisi che attraversa l’olivicoltura italiana, e in particolare quella pugliese, richiede risposte concrete, visione strategica e soprattutto unità. È questo il messaggio emerso dall’incontro svoltosi oggi alla Fiera del Levante, occasione di confronto tra produttori, organizzazioni, cooperative e rappresentanti della filiera per discutere delle prospettive del comparto e delle richieste avanzate al Ministero dell’Agricoltura.
Al centro del dibattito anche il documento trasmesso al sottosegretario al Masaf, senatore Patrizio La Pietra, contenente una serie di proposte finalizzate a sostenere la competitività delle imprese olivicole, favorire il rinnovamento degli impianti, rafforzare l’aggregazione tra produttori e garantire strumenti efficaci per affrontare le sfide imposte dal mercato e dai cambiamenti climatici. Tra i temi affrontati figurano inoltre il sostegno agli investimenti, la valorizzazione dell’olio extravergine 100% italiano, il rafforzamento delle organizzazioni dei produttori e l’esigenza di una strategia nazionale capace di rilanciare il settore nel medio e lungo periodo.
Ma accanto alle proposte, è emersa con forza una riflessione che il comparto non può più rinviare: quella dell’unità della filiera.
Da anni si parla della necessità di “fare sistema”, di superare divisioni e personalismi per difendere un patrimonio che rappresenta una delle eccellenze dell’agroalimentare italiano. Tuttavia, quanto accaduto oggi evidenzia come questa unità sia ancora lontana dall’essere raggiunta. Mentre alla Fiera del Levante si discuteva del futuro dell’olivicoltura e delle azioni da mettere in campo per salvaguardare il settore, altre rappresentanze erano impegnate in iniziative separate in altri luoghi della città.
Una frammentazione che rischia di indebolire il peso politico e contrattuale dell’intero comparto proprio nel momento in cui sarebbe necessario presentarsi con una sola voce davanti alle istituzioni nazionali ed europee.
La sfida che attende l’olivicoltura pugliese non riguarda infatti soltanto i produttori agricoli. Coinvolge frantoiani, cooperative, organizzazioni di produttori, trasformatori, confezionatori, tecnici, ricercatori e operatori commerciali. Ogni anello della catena contribuisce alla creazione del valore e nessun soggetto può pensare di affrontare da solo problemi complessi come l’aumento dei costi di produzione, la concorrenza internazionale, gli effetti dei cambiamenti climatici e la necessità di innovare gli impianti.
La Puglia continua a rappresentare il cuore dell’olivicoltura italiana, con una quota rilevante della superficie olivetata nazionale e una filiera che costituisce un asset strategico per l’economia regionale e per il Made in Italy agroalimentare.
Per questo motivo il vero obiettivo deve essere la costruzione di una filiera coesa, capace di aggregare interessi diversi attorno a una visione comune: difendere e valorizzare l’olivicoltura 100% italiana e 100% pugliese.
Solo attraverso l’aggregazione tra tutti gli attori del sistema sarà possibile rafforzare il potere contrattuale delle imprese, creare valore lungo la filiera, promuovere l’innovazione e garantire un futuro sostenibile a uno dei comparti simbolo dell’agricoltura italiana.
L’unità non può restare uno slogan. Deve diventare una scelta concreta. Perché soltanto una filiera unita può affrontare le sfide del presente e costruire il futuro dell’olio extravergine italiano.