Fiere di settore, lascia o raddoppia?

La filiera dell’uva da tavola al centro degli eventi fieristici nazionali con il debutto di una rassegna totalmente Made in Puglia. Sono queste due ottime notizie. Già, perchè da sempre credo molto nelle fiere intese come momento per fare sintesi, per approfondire le criticità ed elaborare visioni per innovare veramente dall’interno un comparto. Non lo dico da ora e lo dico con forza anche quando a portare avanti questi progetti sono realtà editoriali che dovrebbero essere competitor della nostra testata, ma solo sulla carta, perchè io credo che dalla collaborazione e dalla sinergia nascano i momenti più interessanti e fertili per seminare qualcosa che sicuramente diventerà produttivo (e redditivo) nel futuro. Per questa ragione ho salutato con entusiasmo al lancio del Macfrut Table Grape Symposium, così come ho plaudito alla scelta, sicuramente coraggiosa, di Fruit Communication di provare ad organizzare a Bari, in fiera del Levante, la LUV, fiera internazionale dell’uva da tavola nel mese di ottobre. Sono due appuntamenti fondamentali, ma lo saranno solo se non si limiteranno ad una comunicazione unidirezionale. In comunicazione c’era un teoria per parlare della televisione rimarcando la sua unidirezionalità: la bull theory, la teoria del proiettile che vede da una parte chi prende la mira e spara per colpire il proprio target, senza preoccuparsi di come reagirà, di quali interpretazioni farà del messaggio, di come assimilerà i contenuti e quali feedback potrà dare. Invece da questi aspetti dipende il successo di un medium, ovvero dal coinvolgimento dei pubblici. Ed il momento storico è quello giusto per fare un campo di passo in questo senso: gli operatori hanno raggiunto una maturità tale che vogliono dire la loro. Non si vogliono limitare più a seguire seminari sull’innovazione, sulle novità tecnologiche o colturali. Accanto a questo vogliono iniziare a capire il perchè! Perchè devo investire 60mila euro se forse neanche potrò recuperarli questi soldi visti i cambi repentini del mercato? Perchè devo acquistare un brevetto se poi sono costretto a vendere il prodotto a 3-4 soggetti in una situazione di monopolio che mi detterà legge non solo sul prezzo, ma anche su come devo lavorare? Perchè è diventato così difficile assicurarsi a tal punto che o produco o mi assicuro? Diciamoci la verità: gli operatori sono stanchi del mood che siamo i migliori, che facciamo qualità da sempre, che siamo riconosciuti in tutto il mondo. La verità è che tra le file di quei trattori scesi in strada c’erano anche molti produttori di uva da tavola. Noi di Foglie lo sappiamo perchè siamo scesi in strada, li abbiamo ascoltati, li abbiamo anche seguiti nei loro percorsi di protesta. E, forse anche per questo, sentiamo la responsabilità di creare qualcosa di positivo dando il nostro contributo nella realizzazione di un momento di incontro in cui si possa fare sintesi all’interno della filiera. Ecco perchè abbiamo scelto di dare la nostra disponibilità alla LUV a collaborare, contribuendo a fare massa critica nella creazione di contenuti e, tavolta, anche a dare degli input, dei suggerimenti, delle suggestioni. Questo significa fare squadra. Tutti forse sono buoni a fare squadra quando gli interessi collimano, pochi sanno fare squadra quando gli interessi divergono, ma la mission è la medesima: creare occasioni positive per la filiera o le filiere come nel nostro caso. Nel nostro piccolo diamo l’esempio: due testate di settore territorialmente connotate che uniscono le forze per fare qualcosa di bello. E noi vogliamo farlo perchè apprezziamo il coraggio dei nostri amici e non abbiamo voluto lasciarli soli. Con i fatti dimostriamo che nella regione più importante (insieme alla Sicilia) della filiera dell’uva da tavola c’è vera aggregazione, con i fatti e non a parole, auspicandoci che anche gli operatori possano fare lo stesso. Ma questo piglio lo porteremo anche a Cesena, cercando di portare il nostro spirito critico al servizio di tutti, nella speranza che tutti capiscano che è il momento di creare contenuti veri. Le fiere devono fare questo: creare occasioni di crescita. Non si devono più limitare a mettere in vetrina qualsiasi cosa. La gente è stufa. Ha bisogno di capire veramente cosa fare per restare in piedi. Servono incontri, e quindi relatori, capaci di fotografare il presente e dare delle linee di indirizzo, che traccino percorsi, disegnino traiettorie di sviluppo. Serve questo al comparto. Di supercazzole, tutti ne hanno piene le scatole.

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