Emergenza idrica in Puglia: l’agricoltura al collasso. Ecco cosa chiedono le organizzazioni agricole
La Puglia affronta una crisi idrica gravissima, con invasi ai minimi storici e raccolti compromessi. Coldiretti chiede interventi urgenti su invasi e reti, Confagricoltura propone di puntare su innovazione e riuso delle acque reflue, mentre CIA invoca lo stato di calamità e un piano per l’autosufficienza idrica. Obiettivo comune: salvare l’agricoltura pugliese e il lavoro di migliaia di famiglie.
La Puglia sta vivendo una delle peggiori crisi idriche degli ultimi decenni. Gli invasi sono ai minimi storici, i raccolti calano drasticamente e l’agricoltura rischia il collasso. A lanciare l’allarme sono tutte le principali organizzazioni agricole – Coldiretti, Confagricoltura e CIA – che, pur condividendo la gravità della situazione, avanzano proposte diverse per affrontare l’emergenza.
Una crisi profonda, fotografata dai numeri
I dati parlano chiaro. Già alla fine di febbraio 2025, gli invasi della Capitanata – la principale area agricola pugliese – contenevano appena il 23% dell’acqua disponibile rispetto alla loro capacità complessiva: solo 76,8 milioni di metri cubi su un totale utile di 331,9. La situazione è peggiorata ulteriormente a marzo, con un calo del 57% rispetto all’anno precedente (fonte: Coldiretti Puglia). Ad aprile e maggio le riserve hanno continuato a scendere. In appena due settimane di maggio, secondo Coldiretti, si sono persi oltre 70 milioni di metri cubi d’acqua, portando il livello a soli 41 milioni. E questo in piena primavera, quando normalmente ci si aspetterebbe una riserva sufficiente a coprire almeno i primi cicli irrigui.
Coldiretti: “Un’apocalisse per l’agricoltura pugliese”
Per Coldiretti Puglia la situazione è semplicemente drammatica. Le colture soffrono per la mancanza d’acqua, e i costi energetici necessari a pompare l’irrigazione residua sono diventati insostenibili. Le prime stime parlano di raccolti dimezzati o completamente compromessi: ciliegie, grano, olivi, ma anche miele e ortofrutta stanno subendo danni gravissimi.
A destare particolare preoccupazione è la provincia di Taranto, dove la disponibilità d’acqua dipende da invasi situati fuori regione, come Monte Cotugno e San Giuliano, in Basilicata. Foggia ha cercato di offrire un aiuto trasferendo parte dell’acqua contenuta nella diga di Occhito, ma le quantità sono minime – appena 600 metri cubi per ettaro, definiti “irrigazione di soccorso”.
Coldiretti chiede un intervento urgente e massiccio: servono nuovi invasi, impianti di pompaggio per rendere più efficiente la distribuzione idrica, ma anche il recupero delle reti esistenti e il ripristino dei pozzi rurali, molti dei quali sono fuori uso. Inoltre, l’associazione sollecita una semplificazione burocratica che permetta di utilizzare subito le risorse del PNRR e del Fondo di Coesione, che prevedono investimenti per circa 1,3 miliardi di euro.
Confagricoltura: “Puntare sul riuso delle acque reflue e sull’innovazione”
Per Confagricoltura Puglia, guidata da Luca Lazzàro, la crisi idrica non può più essere affrontata solo con soluzioni emergenziali. Serve un cambio di paradigma, che metta al centro l’innovazione tecnologica e il riutilizzo delle acque reflue trattate.
L’Italia, secondo Lazzàro, utilizza appena il 4% delle acque reflue per uso irriguo, ma potrebbe arrivare a coprire tra il 20% e il 45% del fabbisogno agricolo, seguendo l’esempio di paesi come Israele, Stati Uniti o Singapore. In Puglia, dove i depuratori già esistono ma sono poco connessi alla rete agricola, il potenziale è enorme.
Confagricoltura propone che sia lo Stato a farsi carico degli investimenti per gli impianti di trattamento, evitando di gravare ulteriormente sugli agricoltori, già in crisi. Allo stesso tempo, chiede una campagna di informazione per abbattere i pregiudizi sull’uso delle acque reflue, che – pur non essendo potabili – possono essere perfettamente sicure per l’irrigazione.
CIA Puglia: “La siccità è una calamità naturale, servono aiuti immediati”
Gennaro Sicolo, presidente di CIA Puglia, non ha dubbi: quella che sta colpendo la regione è una calamità naturale a tutti gli effetti. La siccità del 2024 ha ridotto del 50% la produzione di grano duro, simbolo dell’agricoltura pugliese. In molte zone, ortaggi, olivi e vigneti sono allo stremo.
Secondo Sicolo, la gestione delle risorse idriche è troppo lenta e frammentata. I consorzi di bonifica, spesso bloccati da inefficienze, non riescono a intervenire con la rapidità necessaria. Le infrastrutture esistenti sono obsolete e servono investimenti urgenti per ristrutturarle.
Per questo CIA chiede con forza che venga dichiarato lo stato di calamità, così da sbloccare gli aiuti straordinari per le aziende agricole. Ma non solo: propone un piano di lungo periodo per rendere la regione autosufficiente sul piano idrico, attraverso la costruzione di nuovi invasi, il potenziamento della rete irrigua e soprattutto la promozione dell’irrigazione “goccia a goccia”, molto più efficiente rispetto ai metodi tradizionali.
Anche CIA, come Confagricoltura, vede nel riutilizzo delle acque reflue una soluzione concreta, ma sottolinea che serve un coordinamento reale tra Regione, Governo e Comuni per sbloccare i progetti fermi da anni.
Le istituzioni si muovono, ma lentamente
A maggio 2025 la Regione Puglia ha convocato un tavolo di crisi, coinvolgendo le organizzazioni agricole per trovare soluzioni condivise. L’assessore all’Agricoltura Donato Pentassuglia ha assicurato che la Regione sta lavorando per velocizzare l’attivazione dei fondi del PNRR e del Fondo di Coesione, per un totale stimato di oltre 1,3 miliardi di euro.
Ma i tempi non giocano a favore: anche se i progetti fossero approvati domani, tra progettazione, gare e cantieri potrebbero passare anni. Intanto, gli agricoltori restano senza acqua, e con raccolti che non coprono neanche i costi.
Tre visioni, un obiettivo comune
Coldiretti, Confagricoltura e CIA condividono l’allarme per l’emergenza idrica pugliese, ma differiscono nelle priorità e negli approcci:
Coldiretti punta sull’urgenza: più invasi, pompe, e reti funzionanti per salvare subito i raccolti.
Confagricoltura guarda avanti, e chiede un cambio culturale basato sul riuso delle acque e sull’innovazione.
CIA invoca misure immediate, ma anche un piano di lungo termine per rendere la Puglia autosufficiente e resiliente.
L’obiettivo, però, è comune: salvare l’agricoltura pugliese da una crisi senza precedenti. E, con essa, tutelare il futuro di migliaia di famiglie e di un intero territorio