Dopo un anno gli agricoltori piegano Modi, ritirata la riforma agraria in India

Il 19 novembre ’21 il Primo ministro indiano Narendra Damodardas Modi ha sancito la vittoria degli agricoltori indiani dopo un anno do braccio di ferro tra governo e agricoltori che chiedevano l’abrogazione delle tre leggi agricole, che avrebbero deregolamentato il settore a favore della grande distribuzione, permettendo così ai contadini e ai produttori la compravendita sul mercato senza alcun vincolo di prezzo. In questo modo, gli agricoltori avrebbero avuto la possibilità di rivolgersi anche a quei mercati non regolamentati dal governo, dove però i prezzi minimi non sono garantiti come accade in quello interno. Il sistema precedente, infatti, permetteva a Nuova Delhi di porre dei paletti alle piazze commerciali e, soprattutto, le consentiva di accumulare scorte di cibo da rivendere a prezzi bassi e fissi. Così facendo la popolazione più abietta poteva sfamarsi e i produttori incassare un compenso equo. La contrarietà a questa riforma, quindi, era giustificata dal timore di vedere ridotti i prezzi del proprio raccolto e dalla paura per un’inflazione sui beni primari, prima scongiurata grazie all’acquisto minimo del governo che fungeva da calmiere.

Per l’India, il settore agricolo riveste un’importanza chiave, rappresentando il 15% dell’economia e coinvolgendo il 60% della forza lavoro indiana, che vive una situazione precaria tra debiti e fallimenti.

Centinaia di migliaia di persone si sono messe in marcia per fermarsi alle porte di Nuova Delhi e lì rimanere fino a quando le istituzioni non avessero compiuto un passo indietro. Hanno sfidato il freddo dell’inverno, le torride temperature estive, e affrontato la seconda ondata di Covid-19 che ha travolto l’intera India. La tensione spesso è sfociata in violenza, otto agricoltori sono morti a ottobre durante le proteste nello Stato dell’Uttar Pradesh, dove altri quattro – di cui un giornalista locale – hanno perso la vita in seguito a uno dei tanti scontri con un convoglio del Bharatiya Janata Party (BJP)

Per l’abrogazione definitiva delle leggi ci vorrà ancora qualche tempo. La procedura sarà avviata durante la sessione del Congresso che inizierà a breve. Proprio per questo, i leader delle proteste festeggiano sobriamente. Fino a quando il Congresso non ufficializzerà lo stop alla riforma agricola, rimarranno nelle loro tende di fronte Nuova Delhi per far sentire la loro voce e mettere pressione alle autorità. “Fino a quel giorno, noi saremo lì”, ha premesso uno dei leader, Singh Mann che, tuttavia, non è capace nel trattenere la gioia: “È come se avessi scalato l’Everest”. 

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