Dal Premio Bella Vigna, una testimonianza di futuro per l’Uva da Tavola

Una testimonianza di futuro per l’uva da tavola. E’ il claim che meglio si può legare all’edizione 2023 del Premio Bella Vigna, tornata dopo 3 anni di stop ai passati splendori.
Un’edizione da record, non solo per i numeri, per la partecipazione e la visibilità che il premio ormai ha acquisito, bensì per i contenuti che sono stati declinati nell’arco dell’intera giornata.
Dicevamo, una testimonianza di futuro. Il perché, lo spieghiamo con le parole di un valido speaker protagonista sul palco ad apertura della sessione pomeridiana, Alberto Mattiello: “se paragoniamo un imprenditore ad un appassionato di calcio, possiamo asserire che la differenza tra il vero intenditore ed un tifoso occasionale è nel modo in cui guarda lo svolgimento della partita. Il neofita guarda la palla, ma colui che se ne intende guarderà i movimenti dei giocatori. Il primo quando guarda, sta guardando ciò che è già successo, perché l’azione ormai si è sviluppata e può solo constatare la sua conclusione. L’intenditore, invece, sa già ciò che accadrà, perché sa leggere l’immediato futuro. Nel momento in cui guarda, ammira ciò che deve ancora accadere”.
Questa discrasia temporale, questo fuori asse tra lettura del futuro e svolgimento del presente si può applicare come chiave interpretativa dell’evoluzione della filiera dell’uva da tavola: oggi si è già nelle condizioni di capire dove si sta andando, come si sta svolgendo l’azione (se vogliamo attualizzare la metafora di Mattiello. Tuttavia se cambiamo prospettiva e passiamo dallo spettatore al giocatore, quest’ultimo deve eseguire i giusti movimenti, assecondare i propri compagni nell’aggredire gli spazi liberi per arrivare a mettere nelle condizioni di segnare chi ha la palla sul piede per l’ultimo tocco.
Il Premio Bella Vigna è stato questo: una testimonianza di futuro. E lo ha fatto attraverso momenti di approfondimento, di analisi e di dibattito. Un tempo si diceva che gli attori della filiera hanno potuto (e saputo) fare massa critica. Oggi, tuttavia, questa espressione è vetusta. Si sa già cosa fare, si deve rimanere focalizzati sull’intenzione, sulla motivazione e sulla volontà: la filiera dell’uva da tavola ha bisogno dei pragmatici.
Trovo illuminante l’approccio del Presidente dell’Associazione dell’Uva da tavola, Michele Melillo che nel presentare l’appuntamento che ha aperto la kermesse la mattina (il workshop “Bella Vigna Next”) ha parlato di un momento utile per fare sintesi su analisi di scenario e trend futuri affinchè gli operatori siano nelle condizioni di governare il cambiamento “all’insegna della sostenibilità, dell’innovazione e dell’agricoltura di precisione”. Finalmente qualcuno che parla di governare il cambiamento. Mantenendo fede alla metafora iniziale potremmo dire che la filiera dell’uva da tavola sta manifestando l’intenzione e la volontà di mantenere il pallino del gioco…di fare la partita. Bene, ma c’è la volontà di governare il cambiamento? Beh, di questo ne parlerà l’editore nel suo editoriale, lascio quindi il campo scevro da ulteriori commenti e valutazioni.
Spazio, quindi, ai premiati che sono stati selezionati tra gli oltre cento iscritti al contest. L’edizione 2023 del Premio Bella Vigna vede trionfare in ex aequo la Soc. Agricola Carolina Auteri di Mazzarrone (CT ) e l’Azienda Agricola Vincenzo Renna di Mola di Bari (BA). L’Azienda Agricola Gasparro di Acquaviva delle Fonti (BA), si è aggiudicata il Premio Innovazione mentre il Premio Tradizione è stato vinto dall’Azienda Agricola Chiara Berardi di Noicattaro (BA). Importante il riconoscimento vinto dalla Soc. Agricola Fratelli Blasi di Grottaglie (TA), il premio Sostenibilità, che monitora e valuta i migliori parametri nella gestione ecosostenibile del vigneto.

Editoriale del Direttore, Rocco Devito

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