Cerealicoltura in Puglia: una ricchezza in crisi, tra proteste e proposte
La cerealicoltura pugliese, con Foggia al centro, è in piena crisi: grano pagato sotto i costi di produzione, importazioni estere aggressive e norme penalizzanti stanno mettendo in ginocchio gli agricoltori.
Coldiretti denuncia la speculazione e chiede prezzi trasparenti e contratti di filiera.
CIA Puglia propone un Ente Nazionale del Grano e critica la nuova PAC.
Confagricoltura segnala cali produttivi del 40% e chiede interventi rapidi e coordinati.
Tre approcci diversi, un obiettivo comune: salvare il grano duro pugliese e garantire la sicurezza alimentare nazionale.
La Puglia, in particolare la provincia di Foggia, è da sempre il cuore pulsante della cerealicoltura italiana. Conosciuta come il “Granaio d’Italia”, la regione produce ogni anno milioni di quintali di grano duro, rappresentando una fetta importante del fabbisogno nazionale. Tuttavia, dietro questi numeri si nasconde una realtà ben più difficile: quella di un settore agricolo in crisi, che fatica a sopravvivere tra prezzi insostenibili, importazioni aggressive e cambiamenti normativi.
Negli ultimi anni, i cerealicoltori pugliesi si sono trovati ad affrontare una vera e propria tempesta perfetta. I costi di produzione – tra gasolio, concimi e mezzi tecnici – sono saliti vertiginosamente, mentre i prezzi riconosciuti per il grano sono crollati. Basti pensare che in alcune aree il grano viene pagato appena 31 o 32 centesimi al chilo, ben al di sotto dei costi reali di coltivazione. In questo contesto, le organizzazioni agricole di rappresentanza si sono mobilitate, avanzando proposte diverse ma accomunate dalla stessa urgenza: salvare il grano pugliese.
Coldiretti: “Stop alla speculazione e grano estero non sicuro”
Secondo Coldiretti Puglia, la situazione è diventata insostenibile. L’associazione denuncia come le importazioni dall’estero – in particolare da Canada, Russia e Turchia – stiano invadendo il mercato italiano con grani a basso costo e spesso di dubbia qualità. In particolare, Coldiretti accusa i Paesi esportatori di utilizzare sostanze come il glifosato, vietate in Europa, minando così la sicurezza alimentare e la competitività dei produttori locali. “È inaccettabile che i nostri agricoltori debbano competere con chi non rispetta le stesse regole”, affermano i vertici regionali dell’organizzazione. A questo si aggiunge una forte critica alla volatilità del mercato, con quotazioni che variano senza trasparenza. Per questo motivo, Coldiretti chiede a gran voce la riattivazione della Commissione Unica Nazionale (CUN) sul grano duro, con sede a Foggia, per garantire una formazione dei prezzi chiara, condivisa e meno soggetta a speculazioni. L’associazione propone anche un “Patto Etico-Sociale” tra agricoltori e pastai, affinché venga riconosciuto e premiato l’utilizzo di grano 100% italiano. In quest’ottica si inserisce l’iniziativa “Cereale Sicuro”, lanciata insieme ai Consorzi Agrari d’Italia, che punta su contratti di filiera trasparenti, prezzo fissato in anticipo e sostegno tecnico e finanziario agli agricoltori.
CIA Puglia: “Basta promesse, servono misure strutturali”
Anche CIA Agricoltori Italiani Puglia ha lanciato l’allarme. Secondo l’associazione, la crisi del grano è ormai cronica: negli ultimi tre anni, le superfici coltivate si sono ridotte del 13% e molti agricoltori, scoraggiati dai prezzi bassi e dai ritardi nei pagamenti, hanno preferito non seminare affatto, destinando i terreni al pascolo o ad altre colture meno rischiose.
Diversamente da Coldiretti, CIA Puglia propone una riforma più strutturale del comparto. Tra le richieste principali c’è l’istituzione di un Ente Nazionale del Grano Duro, simile all’Ente Risi, per coordinare la produzione, promuovere la qualità e stabilire regole certe. L’organizzazione insiste inoltre sull’urgenza di creare un registro telematico del grano, capace di tracciare i flussi e contrastare le pratiche speculative che affossano i prezzi.
Anche CIA Puglia promuove l’idea di un “Patto Etico-Sociale”, soprattutto per introdurre la pasta 100% italiana nelle mense pubbliche e garantire la tracciabilità completa del prodotto. Ma a differenza di Coldiretti, CIA è fortemente critica nei confronti della nuova PAC (Politica Agricola Comune), che impone regole di rotazione colturale considerate penalizzanti per la cerealicoltura del Sud. “Non si può parlare di sostenibilità se si riduce la produzione interna e si costringe il Paese a dipendere dalle importazioni”, affermano i dirigenti dell’organizzazione.
Confagricoltura: tra allarme credito e attese di mercato
Secondo Confagricoltura Puglia, le gelate tardive di aprile e una siccità persistente hanno provocato una riduzione produttiva che potrebbe superare il 40% rispetto alla media degli ultimi anni, con rese che si assestano tra i 20 e i 25 q/ha, quando la media si aggira sui 35 q/ha. Nonostante ciò, il grano pugliese continua a distinguersi per un’alta qualità proteica, apprezzata sul mercato, ma non sufficiente a compensare le perdite economiche.
Prezzi all’origine in caduta libera e costi di produzione saliti vertiginosamente – compresi quelli tecnici e energetici – stanno facendo riflettere molti agricoltori sulla convenienza delle semine future. Come sottolinea Confagricoltura Puglia, bisogna valutare con attenzione se convenga continuare a seminare grano o ripiegare su colture meno rischiose .
Il presidente regionale Luca Lazzàro evidenzia come questa situazione rappresenti un serio rischio anche per il futuro delle aziende agricole, soprattutto nelle zone colpite dalla Xylella, dove il grano duro si configura come una delle poche alternative per contribuire al reddito delle imprese. Confagricoltura sottolinea inoltre la necessità di una maggiore puntualità da parte delle istituzioni nell’erogazione dei contributi legati ai “premi accoppiati”, al regime de minimis e alle misure di greening: solo così si potrà sostenere la redditività di questa coltura in terreni difficili . Sul tema delle importazioni estere, il presidente di Confagricoltura Foggia, Filippo Schiavone, denuncia il mito della “superiorità pastificatoria” dei grani importati. Tali grani, secondo Schiavone, servirebbero solo a deprimere le quotazioni del grano italiano con strategie commerciali sospette: “Perché tanto urgenza di acquistare grano, di dubbia qualità, dall’estero… se è alle porte la produzione locale?”
.Sul piano delle soluzioni Confagricoltura Puglia suggerisce di puntare su misure coordinate e strutturate. Tra le proposte più concrete c’è la richiesta di una soglia minima più alta (da 30 a 50 tonnellate annue) per l’inclusione nel registro telematico del grano gestito dal SIAN, cosicché il monitoraggio sia più efficace e l’erogazione dei premi venga agevolata senza penalità finché il sistema non sarà pienamente operativo
Tre visioni, un unico obiettivo: salvare il grano pugliese
Pur con strategie diverse condividono un dato di fatto: la situazione è drammatica e servono interventi urgenti, a livello regionale e nazionale. Gli agricoltori pugliesi non chiedono sussidi a fondo perduto, ma regole chiare, mercati trasparenti e la possibilità di vedere riconosciuto il valore del loro lavoro. In mezzo a questa crisi, il grano pugliese continua a rappresentare una risorsa fondamentale per la sicurezza alimentare del Paese. Ma senza un cambio di rotta deciso, rischia di diventare una produzione residuale, coltivata solo da chi può permettersi di perdere. Per questo le prossime settimane – con i tavoli tecnici convocati al Ministero, le trattative sulla PAC e le mobilitazioni dei produttori – saranno decisive per il futuro di un settore che da sempre nutre l’Italia.