Cerasicoltura 2026, qualità premiata ma servono strategie
La cerasicoltura 2026 conferma che la qualità continua a essere premiata dal mercato, ma da sola non basta più. Tra volatilità dei prezzi, cambiamenti climatici e crescente concorrenza internazionale, il comparto deve puntare su programmazione, innovazione e strategie di filiera. La vera sfida è trasformare l’eccellenza produttiva in valore economico duraturo.
Intervista a Michele De Tomaso: “La vera sfida è valorizzare la ciliegia pugliese”
La cerealicoltura, in questa campagna, è stata segnata dal maltempo in fioritura e nelle prime settimane di raccolta, con produzioni inferiori alle attese ma standard qualitativi elevati. Tra investimenti in nuove varietà, coperture antipioggia e innovazioni agronomiche, dall’intervista con l’imprenditore Michele De Tomaso emerge però una riflessione più ampia sul futuro del comparto: per restare competitivi non basta aumentare quantità e calendario produttivo, serve una strategia condivisa di valorizzazione della ciliegia pugliese.
Intervista al produttore Michele De Tomaso: la campagna 2026 registra rese contenute, soprattutto sulle varietà precoci, ma con una qualità che, fino ad ora, ha consentito di presidiare le fasce più alte del mercato. L’azienda De Tomaso punta su nuove cultivar come Nimba e Red Pacific, investe in coperture e sperimenta nuovi portinnesti per contrastare le criticità agronomiche. Pioggia, cracking e Drosophila suzukii restano le principali minacce, mentre sul fronte commerciale i prezzi, pur soddisfacenti, risentono dell’aumento dei costi di produzione. Per il futuro, la priorità indicata è la costruzione di un sistema di valorizzazione del prodotto capace di rafforzare l’identità e il posizionamento della ciliegia di Puglia sui mercati.
Come sta andando la campagna cerasicola 2026 rispetto agli ultimi anni e quali varietà coltivate oggi in azienda? State investendo in coperture, irrigazione o nuovi portinnesti?
1. “Questa campagna cerasicola 2026 si sta rivelando piuttosto sottotono, quantitativi modesti e purtroppo qualche varietà precoce molto scarsa. Come sempre a discapito della quantità, abbiamo fatto una qualità eccellente, riuscendo a prendere sempre la fascia alta dei prezzi. Al momento coltiviamo principalmente varietà come Bigarreau, Sweet Lorenz-Arianna-Gabriel, Grace Star, Giorgia e Ferrovia. Abbiamo investito in nuove varietà come Nimba e Red Pacific, per diversificare l’offerta sul prodotto precoce. Come portinnesti abbiamo introdotto in zone infette da armillaria il Mirabolano C29 con ponte Adará, avendo un ottimo risultato sia come vigore, compatibilità e produzione di frutti. Abbiamo inoltre investito in coperture, riconvertendo un vecchio impianto di uva da tavola, allevando le ciliegie con un sistema ad UFO, con sesto d’impianto 2.5 x 2.5. Quest’anno abbiamo raccolto i primi frutti ma attendiamo l’anno prossimo per una vera e propria produzione.
Quanto conta avere un calendario varietale lungo e quali varietà garantiscono oggi le migliori rese e la qualità più stabile?
2. Ampliare l’offerta varietale e il calendario di raccolta è fondamentale, proprio per difendersi dalle variabili meteo (gelate, pioggia) e soprattutto anche per avere una diversificazione sui prezzi in base alla precocità. Per quanto riguarda le varietà su cui puntare, sulle precoci punterei su Nimba per qualità e precocità, anche se è molto sensibile allo spacco, quindi meglio se prevedere una copertura; un’altra varietà che si sta comportando bene è la Grace Star , resistente allo spacco , calibro e produttività.
Quali sono le principali criticità climatiche e fitosanitarie della campagna? Quanto incidono piogge e cracking su produzione e redditività? Ci sono varietà più resilienti?
3. La principale criticità climatica è sempre la pioggia, prevedere un sistema di copertura, anche solo di parte della produzione, è fondamentale. Non si può compromettere gran parte del raccolto. Ci sono varietà più resistenti come Grace Star ma hanno di contro una brevissima shelf life. Le coperture possono “garantire” una produzione costante, ma non dobbiamo confondere con una garanzia di reddito, anche perché bisogna sostenere i costi fissi di gestione di una struttura, eventuali danni da vento che possono vanificare in poco tempo tutto il reddito prodotto. Un’altra criticità è la Drosofila Suzuki ormai sempre in agguato durante le nostre campagne di raccolta; quest’anno decisamente meno di altri, ma ormai la difesa preventiva e il monitoraggio sono d’obbligo, e garantire un prodotto con residui bassissimi è diventata una bella sfida.
*annata comunque condizionata anche dal maltempo in fioritura ed nelle prime settimane di raccolta che ha rovinato parecchie varietà precoci
Quali difficoltà nella commercializzazione e i prezzi attuali sono soddisfacenti rispetto a costi e qualità?
4. I prezzi sono stati decisamente inferiori rispetto all’annata 2025, che a livello statistico non andrebbe proprio presa in considerazione. Quest’anno chi aveva la qualità e la precocità si è potuto difendere con una media di 3.5€ /4€ al kg che sono prezzi soddisfacenti e che fanno girare anche il consumo nei supermercati. Ma sono prezzi dovuti ad una produzione di ciliegie del territorio nella media e all’abbandono di molte aziende negli ultimi anni. Se avessimo avuto una produzione più abbondante sarebbero scesi anche per chi aveva la qualità.
Ma considerando l’aumento delle spese (gasolio, concimi, fitofarmaci)sicuramente c’è sicuramente da rivedere molte scelte future, soprattutto sulla commercializzazione. Un’azienda agricola non si può basare esclusivamente sulla produzione. Impegnarsi e riuscire a fare qualità per poi essere catapultati nel marasma dei mercati senza una strategia di valorizzazione del prodotto, non ha senso. L’unica “strategia commerciale” che sento a varie conferenze è, aumentare il calendario, i quantitativi, le varietà, le coperture, per rincorrere economie più virtuose come Spagna, Turchia, Grecia e paesi dell’Est Europa, che hanno organizzazioni di produttori più efficienti e soprattutto meno spese di noi. Ma nessuno parla di VALORIZZAZIONE DEL PRODOTTO.
I nostri padri hanno fatto fallire le cooperative 30 anni fa, successivamente si sono arenate diverse OP, e in un mondo globalizzato farle resuscitare sarebbe anacronistico. Ora dovrebbero essere i commercianti, i nostri intermediari con la GDO, a mettersi insieme a tutela del prodotto con Consorzi, un marchio che racchiuda la “ciliegia di Puglia” , come hanno fatto 50 anni fa i soliti esempi virtuosi come Vignola , Melinda per le mele.
Se non c’è una valorizzazione del prodotto, mettersi in concorrenza con altre economie solo con quintali alla mano, vuole dire lavorare solo con le braccia e poco con il cervello.