Cascola precoce e cambiamenti climatici: quale futuro per il nocciolo Made in Italy?
l nocciolo, eccellenza del Made in Italy, è sempre più vulnerabile a siccità, gelate e stress termici, che causano la caduta precoce dei frutti. La ricerca risponde con nuove varietà resilienti e un programma nazionale di miglioramento genetico (2024-2030) per garantire qualità, competitività e sostenibilità al settore.
La sfida è difendere una filiera strategica per l’agroalimentare italiano, unendo innovazione e tradizione.
Il nocciolo (Corylus avellana L.) rappresenta da secoli una delle colture simbolo del paesaggio e della tradizione agricola italiana. Diffuso in areali vocati come Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia, il nocciolo non è soltanto un elemento identitario, ma anche una risorsa economica di primo piano: l’Italia, infatti, è tra i principali produttori mondiali di nocciole, che alimentano soprattutto l’industria dolciaria e trovano nei mercati internazionali un crescente apprezzamento per la qualità e la tipicità delle varietà locali.
Negli ultimi anni, tuttavia, questa coltura è sempre più esposta agli effetti dei cambiamenti climatici, che alterano gli equilibri fisiologici della pianta e minacciano la stabilità delle produzioni. Le irregolarità termiche, la scarsità di freddo invernale, le gelate tardive e gli stress idrici stanno generando nuove criticità, tra cui la cascola precoce, ossia la caduta anticipata dei frutti.
Come spiega il dott. Giampaolo Rubinaccio, coordinatore dell’area a guscio di Ortofrutta Italia: «La cascola precoce del nocciolo non è una patologia vera e propria, ma un fenomeno determinato da una serie di concause. Il mancato soddisfacimento del fabbisogno in freddo, unito a stress ambientali come gelate o siccità, porta alla formazione di frutticini in cui il seme non si differenzia: la nocciola rimane vuota e, di conseguenza, cascola».
A queste difficoltà di natura abiotica si sommano anche cause biotiche. «Le cimici, agendo in fase precoce, possono provocare aborto traumatico e caduta del frutto; se la puntura è più tardiva, si riscontrano semi atrofizzati. Inoltre, la necrosi grigia, causata da Fusarium lateritium, rappresenta un ulteriore rischio», precisa Rubinaccio.
Per rispondere a tali sfide, la ricerca scientifica e il mondo produttivo stanno investendo con decisione nel miglioramento genetico. Una strada promettente, afferma Rubinaccio, riguarda la sperimentazione della varietà Tonda Francescana innestata su Corylus colurna (nocciolo turco). Quest’ultimo, specie arborea originaria dell’Europa orientale e dell’Asia minore, si distingue per l’apparato radicale fittonante, l’assenza di polloni e la notevole capacità di adattamento a terreni difficili, con resistenza a siccità, freddo e condizioni pedologiche avverse. L’innesto mira quindi a unire le qualità organolettiche e commerciali della Tonda Francescana con la robustezza fisiologica del C. colurna, creando piante più resilienti agli stress climatici.
Parallelamente esiste un altro progetto di elevata rilevanza, sotto la guida della prof.ssa Daniela Farinelli dell’Università di Perugia, ha avviato un programma nazionale di miglioramento varietale del nocciolo (2024-2030), promosso da Italia Ortofrutta in collaborazione con diverse Organizzazioni di Produttori. Il progetto prevede:
- una ricognizione varietale a livello internazionale per individuare genotipi innovativi e resilienti;
- la realizzazione di campi sperimentali in Campania, Lazio e Piemonte;
- l’utilizzo di strumenti di agricoltura di precisione per ottimizzare le pratiche colturali e ridurre l’impatto ambientale.
L’obiettivo è duplice: da un lato garantire ai produttori italiani nuove varietà capaci di affrontare la sfida climatica, dall’altro preservare la qualità e la competitività del Made in Italy corilicolo sui mercati mondiali.
Il miglioramento genetico assume quindi un valore strategico non solo per la tenuta del comparto nazionale, ma anche per difendere la competitività delle nostre produzioni rispetto ad altri paesi produttori, dove le condizioni ambientali sono più favorevoli, l’uso di fitofarmaci è meno vincolato e le rese sono già oggi più elevate. Senza un deciso investimento in ricerca e innovazione, l’Italia rischia di essere superata da questi competitor, compromettendo un settore che rappresenta eccellenza e identità del nostro Made in Italy.