Bioindicatori: la flora infestante come indicatore agronomico
Le malerbe, o piante infestanti, sono da sempre tra i principali problemi dell’agricoltura. Competono con le colture per spazio, luce, acqua e nutrienti, con conseguenze che possono andare dal calo qualitativo del raccolto fino a vere e proprie perdite produttive.
Non sorprende quindi che, fin dagli albori dell’agricoltura, circa 10.000 anni fa, l’uomo abbia cercato di contenerle con i mezzi disponibili: lavorazioni meccaniche, pratiche agronomiche, metodi fisici e, più recentemente, prodotti chimici. Eppure, nonostante secoli di lotta, resta attuale l’osservazione di Dekker (1997): ” le infestanti, in qualche modo,”vincono sempre” ”.
Più che immaginare una loro eliminazione definitiva, oggi appare, quindi, più utile imparare a leggerne la presenza. In altre parole, non solo combatterle, ma anche interpretarle.
Uno degli aspetti più interessanti è proprio il loro possibile impiego come bioindicatori. Le infestanti, infatti, possono offrire indicazioni preziose sulle condizioni del suolo: tessitura, pH, fertilità, presenza di metalli pesanti e intensità dei disturbi agronomici subiti nel tempo. Informazioni utili per impostare strategie colturali più razionali e sostenibili.
Le specie spontanee non si distribuiscono a caso. Ogni infestante tende ad affermarsi dove trova condizioni favorevoli alla germinazione e allo sviluppo. Per questo osservare quali piante sono presenti in un campo può aiutare a comprendere molto della sua storia agronomica e dello stato del terreno.
Un esempio è la monosuccessione, cioè la coltivazione ripetuta della stessa specie per molti anni sullo stesso terreno. Questa pratica, spesso adottata per massimizzare la produttività nel breve periodo, nel tempo tende a semplificare l’agroecosistema e a ridurre la biodiversità vegetale. Il risultato è la formazione di comunità floristiche povere, dominate da poche specie particolarmente adattate.
Anche a colpo d’occhio il paesaggio rurale può rivelare i segni di questa semplificazione. La presenza abbondante di una o poche infestanti è spesso indice di una gestione agronomica ripetitiva. Rumex crispus, facilmente riconoscibile per la colorazione ruggine assunta in senescenza, può comparire nei cereali autunno-vernini segnalando ambienti agronomicamente impoveriti. Un discorso simile vale per Chenopodium album nelle colture sarchiate primaverili-estive.
La presenza dominante di poche specie può inoltre indicare un altro fenomeno critico: l’uso ripetuto dello stesso erbicida. La pressione selettiva favorisce infatti la comparsa di popolazioni resistenti, talvolta anche a più principi attivi contemporaneamente. È il caso, per esempio, del papavero o del loietto, specie che negli ultimi anni hanno sviluppato importanti fenomeni di resistenza.
Le infestanti possono fornire indicazioni anche sulle condizioni fisiche e nutrizionali del suolo. Alcune specie sono più frequenti in terreni compatti o poco aerati, come la cicoria selvatica (Cichorium intybus), il grespino (Sonchus oleraceus) o la veronica (Veronica persica), piante diffuse anche negli orti, frutteti e vigneti mediterranei.
La flora spontanea può inoltre suggerire informazioni sulla fertilità del terreno. La cicoria selvatica è spesso associata a suoli ricchi di humus, mentre il convolvolo (Convolvulus arvensis) può comparire dove la sostanza organica si accumula ma si decompone lentamente. Al contrario, specie come Rumex acetosella, Spergula arvensis o Viola arvensis sono spesso legate a suoli poveri di nutrienti e con scarsa sostanza organica.
Infine, alcune infestanti possono indicare anche il contenuto idrico del suolo. Specie come Equisetum arvense sono tipiche di terreni umidi o soggetti a ristagni idrici, mentre piante come Convolvulus arvensis o Cichorium intybus sono più comuni in suoli asciutti e ben drenati.
In questa prospettiva, le infestanti smettono di essere soltanto un problema da eliminare e diventano indicatori ecologici utili, capaci di raccontare lo stato di salute del suolo. Imparare a riconoscerle e a interpretarne la presenza può quindi aiutare agricoltori e tecnici a comprendere meglio l’agroecosistema e a orientare pratiche agronomiche più sostenibili.
Bibliografia:
Mercati, V., & Benvenuti, S. (2021). Malerbe amiche: La biodiversità e il futuro del pianeta. Aboca Edizioni.
Hill, S. B., & Ramsay, J. (1977). Weeds as indicators of soil conditions. The McDonald Journal,Ducerf, G. (2014). L’encyclopédie des plantes bio-indicatrices alimentaires et médicinales: Guide de diagnostic des sols. Vol. 1 (6. éd.). Promonat
Articolo a cura di Marianna Florio