Comunicato stampa del Collegio Nazionale degli Agrotecnici: “No al nuovo caporalato dei professionisti”

Oggi, 20 novembre 2020, è l’ultimo giorno in cui i CAA possono (ma in realtà “debbono”) firmare la Convenzione di AGEA (senza la quale non possono operare) che prevede l’esclusione di tutti i professionisti i quali non potranno più collegarsi al SIAN-Servizio Informativo Agricolo Nazionale per presentare le pratiche.

 

Questa (per quanto incredibile possa sembrare) rimarrà una prerogativa dei soli CAA che utilizzano dipendenti (nonostante le disposizioni non lo prevedano). Di conseguenza circa 2.500 liberi professionisti (titolari di CAA oppure che collaborano con i CAA) saranno costretti a dover chiudere gli studi e cessare l’attività: 2.500 nuovi disoccupati “per decreto” del Governo e senza alcuna valida ragione.

 

Bisogna capire bene cosa ciò significhi: una serie infinita di piccoli e grandi drammi personali. Giovani donne professioniste con figli piccoli, neonati oppure in gravidanza che perderanno la fonte del loro reddito, senza alcun sussidio (perchè per i professionisti non ce ne sono); giovani che hanno studiato, svolto il praticantato professionale, seguito un percorso di crescita con superamento dell’esame di abilitazione e che vedono sfumare in un momento anni di sacrifici e di impegno ed il futuro cui aspiravano; professionisti adulti, con mutui da pagare e famiglie a carico, che si troveranno impossibilitati a lavorare, pressochè gettati alla disperazione. Coloro i quali, invece, non vorranno -o non potranno- chiudere l’attività, buttando alle ortiche anni di studio, lavoro e le abilitazioni professionali conseguite, saranno destinati ad essere vittime di un gigantesco nuovo “caporalato intellettuale”.

 

Cos’è infatti il caporalato bracciantile? Persone che non esistono “giuridicamente” ma che devono pur vivere e che, non potendo accedere ad un lavoro regolare (perchè privi del diritto di farlo), sono costretti a svolgerlo irregolarmente, alle condizioni imposte, quali esse siano. Qui avverrà la stessa cosa: i professionisti a cui vien tolta la possibilità “giuridica” di svolgere l’attività del CAA e così di accedere al SIAN, per vivere (e continuare a fare ciò che sanno fare), dovranno accedervi irregolarmente ed anche loro alle condizioni imposte, quali esse siano. Che tutto questo avvenga senza alcuna necessità o motivazione legittima, con l’avvallo della Ministra Bellanova, cioè di colei che in gioventù patì sulla sua pelle il caporalato agrario e che ha sempre dichiarato di volerlo combattere, lascia sconcertati ed allibiti.

 

Ed ancora di più sentire la Ministra riferire al Parlamento informazioni non vere e cioè che questa scellerata decisione sarebbe dettata da “precise richieste comunitarie”, quando in realtà queste norme non esistono! Ma evidentemente le persone, cambiano con il tempo. Succede, e non è la prima volta, che i più accesi difensori dei diritti, assurti al potere, li calpestino. Non cambierà mai invece la nostra sete di giustizia e la nostra ferma volontà di difendere il diritto al lavoro (sancito dall’art. 4 della Costituzione) dei liberi professionisti.

 

Fonte: Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati