Nell'orto urbano nasce una nuova economia, Ostuni ci crede

Lo sviluppo non è solo legato ai colossi dell'industria alimentare ma c'è un mercato per la biodiversità e dalla campagna può partire un nuovo modello di sviluppo economico.

 

A Ostuni, la città bianca della Puglia, sono stati recuperati alcuni orti medievali nei pressi della chiesa di Santa Maria della Grata, circa quattro ettari per questo chiamati "I giardini della Grata" a cui se ne aggiungono altri sei nelle contrade per un totale di dieci ettari coltivati manualmente. Al loro interno sono visibili antiche tombe messapiche diventate poi cisterne per conservare l'acqua piovana e gli orti della contrada dove si alternano colture biologiche e biodinamiche in aridocoltura del peperone cornaletto di Ostuni, di peporoncino zefferine di Ostuni, cime di rape, di pomodoro-regina e del carciofo bianco di Ostuni che era a rischio estinzione. "Qui, tra siti archeologici e terrazzamenti non puoi meccanizzare nulla ma il passaggio culturale importante è - spiega il presidente della Solequo coop, Antonio Capriglia, presidente della Solequo - far sentire alla città che questo è un bene comune. La sfida è mostrare che c'è mercato per la biodiversità e che si può creare un'economia diversa".

 

A conferma di ciò l'impegno dell'amministrazione comunale di Ostuni che intende far costruire "entro la legislatura" un pozzo artesiano, ha detto la vicesindaco Antonella Palmisano in occasione delle presentazione di "Le stagioni di Ostuni", progetto di una società consortile che, nell'ambito delle misure del Psr 2014-2020 della Regione Puglia, vuole proporre, come sottolineato Emilio Geri di Apulian Experience, la stagionalità e un turismo esperenziale slow, unendo forze diverse per valorizzare il territorio sia interno che costiero, con uno statuto a maglia larga per facilitare nuovi ingressi nella eterogena compagine che spazia dalle guide naturalistiche del Parco Dune Costiere alle masserie, dalle aziende agricole ad alcuni hotel dell'area.