L’apicoltura europea in crisi

La popolazione europea di api sta morendo. Il numero delle specie impollinatrici minacciate di estinzione cresce ogni anno, e l’attività dell’uomo è la principale causa. Questi sono i risultati allarmanti di un rapporto pubblicato dagli esperti dell’Intergovernmental Science-Policy Platform for Biodiversity and Ecosystems Services (Ipbes), fondata da 124 stati membri delle Nazioni Unite.

I risultati del rapporto dal titolo “Impollinazione, impollinatori e produzione alimentare” sono sostenuti anche da altri ricercatori. Secondo Coloss, una rete internazionale di ricerca istituita dal Beekeeping Institute dell’Università di Berna, la massiccia moria di api in Europa è ormai un problema che si ripete ogni anno. Gli esperti dell’istituto sono arrivati alla conclusione che il trend negativo, pur fluttuante, sembra essere a lungo termine, ed è causato da: urbanizzazione, monoculture, malattie delle api, metodi di protezione delle piante ostili agli impollinatori, e altri fattori di stress.

La riduzione dello stock di api domestiche è meno cospicua, per via della cura degli apicoltori, che ricostituiscono le colonie distrutte. Altre specie impollinatrici hanno sofferto perdite ancora peggiori, e a causa di questo drastico calo, il ruolo delle api nell’impollinazione è sempre più importante.

L’importanza del settore dell’apicultura è decisamente maggiore rispetto al suo contributo al PIL, dal momento che l’80% dei raccolti e il 75% della produzione alimentare europea dipende dall’impollinazione delle api.

Se le api domestiche non saranno in grado di compensare il calo di altri impollinatori selvatici, lo squilibrio ecologico minaccerà probabilmente l’intero settore agricolo e l’industria alimentare. Pertanto, il mantenimento e il miglioramento dello standard del settore dell’apicultura sono al servizio di tutta la società, ed è fondamentale che gli apicoltori continuino il loro lavoro. Dopo tutto, se il numero degli apicoltori dovesse diminuire, si tradurrebbe in un’ulteriore contrazione del numero già in calo di api.

Un crescente numero di apicoltori ha deciso di interrompere la produzione a causa delle difficoltà nel mercato dei prodotti dell’apicoltura, la loro principale fonte di reddito. L’Unione Europea è autosufficiente solo al 50% nella produzione dell’apicultura e deve importare diverse centinaia di migliaia di tonnellate ogni anno. Il miele proveniente da paesi extraeuropei (per lo più dalla Cina) è spesso di qualità inferiore ma di gran lunga più economico. Gli apicoltori europei che producono seguendo standard più elevati e norme sulla sicurezza alimentare più stringenti non possono competere con questi prezzi e non sono quindi in grado di produrre miele a un prezzo che garantisca il loro sostentamento.

I consumatori devono essere ben informati sull’origine dei diversi prodotti. Dato che le disposizioni normative attualmente in vigore consentono ai produttori di nascondere il vero paese d’origine, abbiamo bisogno di norme che impongano ai produttori di miele di indicarlo. Il “Rapporto sul Miele” pubblicato nel 2017 dal Parlamento Europeo afferma chiaramente che le norme sull’etichettatura del paese d’origine e sulla tracciabilità dei prodotti dell’apicoltura devono essere riviste quanto prima. Dovrebbero, inoltre, essere utilizzati strumenti di promozione europei per stimolare il consumo nel mercato interno.

 

Da “EUobserver” (Belgio) in Agrapress, Rassegna Stampa estera, 21/11/2019