Orto: quattro sistemi per annaffiare bene

Tutti gli ortaggi hanno necessità di ricevere acqua per svilupparsi e prosperare, non possono vivere senza, ma se ne deve somministrare il giusto quantitativo; una corretta irrigazione permette di avere piante in buono stato di salute e ottenere prodotti in breve tempo. In caso contrario, se il terreno fosse siccitoso, le colture stenterebbero a svilupparsi, produrrebbero fiori e frutti in modo sporadico e anticipato, di scadente qualità, fibrosi e asciutti. Se l’acqua invece fosse troppa o mal distribuita, le piante presenterebbero dei fenomeni di marcescenza, prima a carico dei frutticini in formazione, poi delle radici, fino a portare alla morte tutta la pianta. Indifferentemente dal sistema di irrigazione adottato e dalle piante coltivate, le regole fondamentali per una buona irrigazione sono le medesime.

Acqua sempre potabile

L’acqua per irrigare gli ortaggi deve rispondere a una precisa caratteristica igienico-sanitaria: deve essere potabile per evitare di contaminare le foglie con batteri presenti nelle acque di ruscelli, pozzi non controllati e corsi d’acqua. Il lavaggio prima del consumo non può essere considerato una garanzia assoluta per eliminare il problema.

L’acqua del rubinetto ha dosi massicce di cloro, quindi non è dannosa, ma nel tempo impoverisce la flora batterica del terreno che favorisce e regola i processi di decomposizione della materia organica: prima di usarla occorre farla decantare dieci minuti perché il cloro evapori.

Temperature

L’acqua di irrigazione non deve essere fredda quando viene somministrata alle piante altrimenti, se il terreno è molto caldo, si rischierà di causare arresti di crescita sia dell’apparato radicale sia della vegetazione. Inoltre le piante non vanno mai bagnate nelle ore troppo calde della giornata.

Il getto

Se possibile, gli ortaggi vanno bagnati al piede, mai sulle foglie. Si faccia attenzione a non utilizzare un getto troppo forte perché questo causerebbe un fenomeno di ruscellamento e l’acqua rimarrebbe solamente in superficie.

Quale sistema scegliere?

Diverse esigenze colturali possono essere soddisfatte con differenti sistemi di irrigazione. Trattandosi di un orto domestico, quindi di contenute dimensioni, quelli utilizzabili sono essenzialmente quattro: a pioggia, a scorrimento laterale, con tubi forati e a goccia.

Quello a pioggia È utilizzato per colture come le insalate, gli spinaci, le bietole, in particolar modo dopo le semine per favorirne lo sviluppo e nelle prime fasi di crescita delle piante. Per questo tipo di irrigazione in un orto di piccole dimensione basta aggiungere al classico tubo di gomma un polverizzatore sulla parte terminale che spezzi il getto in gocce molto fini. Per le piante già sviluppate non è il sistema migliore dal momento che potrebbe, bagnando il fogliame, fare aumentare il rischio di malattie fungine.

A goccia L’impianto a goccia prevede l’impiego di un tubo di maggior portata che, partendo da una centralina temporizzata (o ad apertura manuale), tramite raccordi a T o a L, dirami l’acqua nelle canalette di minor diametro microforate.

A scorrimento laterale Scavare delle conche intorno alle piante o delle canaline che veicolino l’acqua tra le aiuole è uno dei sistemi più utilizzati fin dai tempi antichi. È ideale per gli ortaggi da bacca come ad esempio i pomodori o le melanzane. L’acqua si fa scorrere dall’inizio della canalina, se non sono solchi individuali, e si smette di erogarla quando la sua corsa è arrivata in prossimità dell’ultima pianta del filare cui è accostata.

Tubi forati Ideali per irrigare praticamente ogni coltivazione, le manichette, o tubi forati, funzionano solo con un impianto. Gli sprechi sono ridotti al minimo perché serve davvero poca acqua. I tubi vanno stesi con attenzione in modo che non ci siano strozzature o piegamenti che impediscano il deflusso dell’acqua e possono essere disposti anche sotto una buona pacciamatura o un telo nero. Possono funzionare manualmente oppure con centralina automatizzata.