La vita e i lavori di una volta durante il mese di Dicembre

Già questo mese, se le semine erano del tutto ultimate, induceva il contadino alla tranquillità.

Lo stesso clima leggermente nebbioso, e quindi ancor mite, permetteva sonni più lunghi e soltanto verso le sette e mezzo si cominciava a rigovernare la stalla, verso le dieci si faceva colazione, che doveva essere abbondante perché per molti avrebbe sostituito il pranzo di mezzogiorno.

Sembrava che ci fosse poco da fare nei campi, il lavoro invece c’era, ma diverso e meno assillante.

Solo chi aveva i cachi doveva fare un altro raccolto, l’ultimo dell’anno con quello delle nespole.

Tutti iniziavano le potature, che erano lente e si protraevano , per ragioni diverse sino a Febbraio e anche più in là.

Quando non pioveva ,anche in mezzo alla nebbia si svettavano le siepi, di cui si tagliavano le cime fino a pareggiarle.

Poi si cominciava la lunga potatura degli alberi da frutta , bisognava diradare le piante altrimenti il raccolto non sarebbe stato regolare e gli alberi sarebbero cresciuti male ,privi di vigore.

Per le viti occorreva ancor più tempo e molta abilità.

Dopo potato ,lungo i filari e nei frutteti, bisognava raccogliere i “sarmenti”. Si facevano delle fascine legate coi vimini dei gelsi e queste poi servivano per accendere il fuoco nel camino e per scaldare il forno dove si cuoceva il pane.

Quand’erano giornatacce, con la pioggia, si stava nella stalla o sotto il portico ad accomodare sedie, scale e scaletti ,a fare cesti e a rifare i manici a zappe, vanghe e forcali.

Le donne, invece, a Dicembre, cominciavano a filare con la rocca la canapa e la stoppa, solo qualcuna aveva la lana ,che il mese dopo si cominciava a tessere. In più bisognava “rappezzare" per l’intera famiglia calze, camicie, pantaloni ,corpetti ,e persino le mutande.